“ALLE GIRAFFE CON CARLOTTA”, I FILM DEL WEEKEND: 007 – SPECTRE E ROCK THE KASBAH

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007 SPECTRE

007 SPECTRE

007 SPECTRE
Sabato 07/11: 14.00; 15.30; 17.00; 18.30; 20.00; 20.30; 21.30; 22.50;
Domenica 08/11: 11.00; 14.00; 15.30; 17.00; 18.30; 20.00; 21.30; 22.50;

TRAMA: In missione per conto di M, che prima di morire gli ha affidato uno spinoso incarico, James Bond (Daniel Craig) sventa un attentato e uccide Marco Sciarra, terrorista legato a SPECTRE, una misteriosa organizzazione criminale i cui tentacoli raggiungono ogni parte del globo.

VOTO: 8

COSA CI PIACE: La sequenza iniziale di Spectre è forse la scena d’azione più bella e spettacolare degli ultimi anni e fa rimanere tanto stupefatti che viene naturale chiedersi come farà l’intera pellicola a misurarsi con un tale incipit. In realtà il film offrirà suspense e raffinatezze visive fino alla fine, tra cui un’elegantissima scena su un treno vintage e l’inseguimento mozzafiato tra Aston Martin in una Roma spettrale e notturna, che deve moltissimo alla sorrentiniana Grande Bellezza (impossibile negarlo).

Del resto, la mano autoriale del regista Sam Mendes continua a essere fortissima, e questa volta mette 007 di fronte a un universo nostalgico con cui fare i conti, grazie anche a una Bond girl dal nome proustiano, Madeline (una talentuosa e iperchic Lea Seydoux), che lo spingerà a ricercare il suo tempo perduto. A differenza dei precedenti capitoli craigiani inaugurati da Casino Royale, qui è la componente action a prevalere: pur con una sensibilità aggiunta, James Bond torna a essere infallibile (a tratti sembra più uno degli Avenger che un agente segreto) e recupera con ironia autocitazionista i cliché del suo personaggio, a cominciare dal vodka Martini (agitato, non mescolato!), per poi sovvertirli con moderno umorismo.

Meritano menzione speciale il villain di turno, interpretato da un glaciale Christoph Waltz, il nuovo capo dell’MI6 Ralphes Fiennes e la prima bond “girl” over 50, la nostra Monica Bellucci. L’equilibrio artistico raggiunto è degno di un’orchestra classica.

COSA NON CONVINCE: Il minutaggio è forse eccessivo, non tanto perché durante le due ore e mezza ci si annoi, quanto perché – tra colpi di scena, inseguimenti, donne e sparatorie – la storia non concede un attimo di riposo.

Rock the Kasbah

Rock the Kasbah

ROCK THE KASBAH
Sabato 07/11: 16.20; 18.30; 20.40; 22.45;
Domenica 08/11: 14.00; 16.20; 18.30; 20.40; 22.45;

TRAMA: Richie Vance (Bill Murray) è un manager musicale fallito, costretto a seguire la sua unica cantante (Zooey Deschanel) in un tour in Afghanistan. Per lui le cose si mettono davvero male quando si imbatte per caso nella straordinaria voce di Salima (Leem Lubany), una ragazza con il sogno di esibirsi ad Afghan Star (sorta di locale X Factor). Peccato che da quelle parti alle donne sia proibito cantare; pena, la morte.

VOTO: 6 ½

COSA CI PIACE: Rock the Kasbah è una pazza favola sul Medio Oriente, un pastiche volutamente stralunato che se ne infischia della coerenza e della verosimiglianza per raccontare allo spettatore una storia di (facile) ottimismo. Ma il film è soprattutto un inno alla musica rock e a chi in quella musica ci ha da sempre creduto, nutrendosi delle sue bellissime illusioni per sopravvivere; tra gli altri, la meravigliosa colonna sonora omaggia Cat Stevens, Bob Dylan e i Deep Purple.

One man show è il dio Bill Murray, cinico eroe che sfodera il meglio del suo repertorio mimico ed espressivo (guardarlo è davvero uno spettacolo), supportato da un ironico Bruce Willis nei panni di un mercenario senza scrupoli e da una Kate Hudson incredibilmente in parte. A dirigerli, Berry Levinson, grande cineasta che negli anni ’80 ha sfornato titoli quali Rain Man e Good Morning Vietnam. Ma erano altri tempi: qui ce n’è appena a sufficienza per far sorridere lo spettatore.

COSA NON CONVINCE: La pellicola rimane in costante bilico dall’inizio alla fine, indecisa su quello che voglia essere. Il peccato originale non sta tanto in una ideologia fasullamente pacifista o nella rappresentazione caricaturizzata del mondo islamico, ma in una sceneggiatura piena di buchi e incoerenze.

La confusione è tale che il film finisce per essere un accumulo pressapochista di elementi senza ordine né scopo. Non si riesce mai a entrare nel vivo dell’avventura o a sentirsi davvero coinvolti nella missione dei protagonisti; alla fine, quello che trionfa è un generale senso di insoddisfazione.

 

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