“ALLE GIRAFFE CON CARLOTTA”, IL FILM DEL WEEKEND: MISTRESS AMERICA

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MISTRESS AMERICA

Mistress AmericaSabato 16/04: 15.00; 17.00; 19.00; 21.00; 23.00
Domenica 17/04: 10.50; 15.00; 17.00; 19.00; 21.00

TRAMA: L’esperienza universitaria di Tracy (Lola Kirke), giovane matricola del college a New York, non è emozionante come lei sperava. Anche la vita sociale nell’ambiente cittadino non è per nulla soddisfacente, almeno fino a quando non conosce la sua futura sorellastra, Brooke (Greta Gerwig), intraprendente trentenne frequentatrice dell’ambiente mondano di Manhattan che aiuterà Tracy a uscire dalla solitudine.

VOTO: 7/8

COSA CI PIACE: Noah Baumbach è il cantore di quella generazione di trentenni persa in una perenne crisi esistenziale, dal momento che i desideri di autorealizzazione immaginati dai giovani adulti di oggi sono quasi sempre superiori alle reali possibilità di raggiungerli. Al centro della sua macchina da presa c’è sempre la musa Greta Gerwig, eroina “fatta di passioni e insuccessi”, perfetta incarnazione di una donna vulcanica e piena di vita ma incapace di dare una svolta decisiva alla propria esistenza (nonostante ci provi instancabilmente).

Brooke è un ciclone di stimoli e di irrequietezza che in un attimo fa innamorare lo spettatore: impossibile non rimanere incantati dal suo magnetismo, soprattutto quando si inizia a intravedere la sua enorme fragilità. Come nel meraviglioso Frances Ha, anche qui la protagonista viene inghiottita da New York, una città enorme ma in cui non c’è più spazio per nessuno: l’aria di moda e di libertà che si respira nei locali hipster di Manhattan non è che un diversivo per mascherare l’inerzia sconclusionata dei suoi abitanti.  

mistress americaLa parabola fallimentare dei personaggi è catturata all’interno di una commedia sofisticata estremamente contemporanea, dai toni leggeri e mai tragici, arricchita da grande finezza e ironia che ricordano sia i dialoghi di Woody Allen sia le situazioni pseudo-assurde disegnate da Wes Anderson (non dimentichiamo che Baumbach è stato a lungo suo sceneggiatore) senza mai scimmiottarle: il suo stile è ormai personalissimo e inconfondibile, caratterizzato da una dolce e sincera malinconia di fondo, quasi liberatoria.

COSA NON CONVINCE: A tratti il racconto è appesantito dalla voce fuori campo della giovane Tracy, che sottolinea con una verbosità di fondo ciò che le espressioni e i dialoghi riuscivano a esprimere perfettamente da soli.

 

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