“ALLE GIRAFFE CON CARLOTTA”, SPECIALE NATALE: LA TOP 10 DEL 2016

, , Lascia un commento

“ALLE GIRAFFE CON CARLOTTA, SPECIALE NATALE”: LA TOP 10 DEL 2016

LeGiraffeCome vuole la tradizione, è il momento di fare un bilancio cinematografico dell’anno appena passato con una (sofferta) top 10 dei film che hanno lasciato il segno. La nostra classifica prende in considerazione i film recensiti quest’anno seguendo la ricca programmazione delle Giraffe.

10) IL LIBRO DELLA GIUNGLA: Vanta sia arte che cuore quest’ultima rivisitazione de Il Libro della Giungla, un meraviglioso esempio di quello che dovrebbe essere il blockbuster oggi: grande narrazione e magia visiva. Il regista Jon Favreau instaura un rapporto virtuoso con il classico della Disney rispettando la tradizione e i punti cardine della storia, ma prendendosi qualche libertà sull’intreccio e conferendo uno sguardo più moderno alla parabola di Mowgli

9) ZOOTROPOLIS: Il titolo originale di quest’ultimo capolavoro Disney, Zootopia, evoca apertamente l’Utopia di Tommaso Moro, celebre opera rinascimentale che esprimeva il sogno di una società pacifica all’interno della quale fosse la cultura a regolare la vita degli uomini. È proprio su questo modello ideale che si fonda Zootropolis, un cartone animato brillante, coraggioso e divertentissimo che affronta temi spinosi come l’integrazione e l’accettazione del diverso in maniera estremamente sfaccettata e problematica, in una realtà senza fate né principi azzurri, né tantomeno certezze.

8) CAFÈ SOCIETY: La pellicola mette in scena il Woody Allen più sentimentale e malinconico, contrapposto all’apparente leggerezza e festosità con cui il regista confeziona l’intera storia, che non si svincola mai da un’amarezza di fondo, costituita da una disincantata tristezza sulla difficoltà di concretizzare l’amore e l’esigenza per tutti i personaggi della storia di doversi accontentare.

7) CAROL: Già in Lontano dal paradiso, Todd Haynes aveva raccontato una storia di passione che abbatteva le barriere sociali, quella tra una donna borghese bianca e un giardiniere nero nell’America degli anni Cinquanta; con Carol alza il tiro e mostra come un grande amore possa nascere anche tra due donne, senza per questo tirare in mezzo valori da gay pride. Il film è un elegantissimo omaggio al cinema del passato, ma allo stesso tempo fa luce su quello che non cambia mai: una società americana puritana, razzista e ipocritamente crudele.

6) STEVE JOBS: Steve Jobs non è l’ennesimo film biografico sul creatore del Mac. Si tratta piuttosto di teatro che vive di puro cinema. Il grande sceneggiatore Aaron Sorkin, già autore di The Social Network, decide di non annoiarci con il racconto già notissimo dei successi professionali di Jobs a discapito di una disastrosa vita privata, ma di ribaltare la prospettiva concentrandosi sulla conquista di una relazione umana, raggiunta con fatica e sofferenza e accompagnata da diverse umiliazioni professionali.

5) AVE, CESARE!: Ave, Cesare! è la più spensierata e insieme commossa dichiarazione d’amore dei fratelli Coen per il cinema, una pellicola semplice solo in apparenza che rappresenta, criticandola e ammirandola, la grandezza mitica di Hollywood, quella la fabbrica di sogni che non si ferma mai. Ancora una volta i Coen hanno dimostrato di saper visitare qualsiasi genere cinematografico, liberando senza sforzi uno spontaneo talento autoriale e artistico e una tecnica perfetta che per quasi due ore incantano lo spettatore con un ritmo esuberante e una tagliente ironia che sovverte qualsiasi situazione.

4) ROOM: Room è un film di una potenza straordinaria, di quella forza struggente che solo l’amore tra una madre e un figlio può vantare. La pellicola si basa sul libro di Emma Donoghue Stanza, letto, armadio, specchio, romanzo liberamente ispirato al caso Fritzl, che nel 2008 aveva destato enorme scalpore in Austria e in tutto il mondo. La sceneggiatura è firmata dalla scrittrice stessa, che con la sua esperienza assicura una profonda conoscenza dei personaggi portando avanti l’adattamento cinematografico con rispetto e sensibilità, senza mai cedere all’eclatante o al morboso.

3) DEADPOOL: Deadpool è anarchia allo stato puro, una folle ventata di autoironia, irriverenza e volgarità nello statico filone dei superhero movies. Deadpool è quindi un B-movie orgoglioso di esserlo, un film che stravolge le regole del blockbuster con un protagonista estremo, sboccato, politicamente scorretto e loquace fino all’eccesso.

2) LA GRANDE SCOMMESSA: La più grande tragedia finanziaria del Dopoguerra raccontata da un comico. Sembra un azzardo, eppure La Grande Scommessa vince nello spiegare al grande pubblico i meccanismi oscuri, esclusivi e corrotti della finanza senza perdere mai di vista le logiche hollywoodiane di leggerezza e intrattenimento.

1) LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT: L’uscita nelle sale de Lo chiamavano Jeeg Robot segna una piccola ma significativa rivoluzione nel cinema italiano, essendo il primo film appartenente ad un genere mai tentato prima dai nostri registi, quello dei supereroi. Un’operazione incredibilmente coraggiosa e anomala che ha rotto con disinvoltura ogni schema collaudato, risultando un inaspettato successo sia di critica che di pubblico. Al suo primo lungometraggio, Il regista Luca Mainetti si è inventato un genere unendo il racconto della criminalità organizzata con quello del mondo dei supereroi, scegliendo un tono da commedia ma a tratti profondamente tragico: ne esce un prodotto a metà tra Romanzo Criminale e L’Uomo d’acciaio della Marvel, insomma, follia pura.

 

Lascia un Commento

(*) Obbligatorio, il tuo indirizzo Email non viene mostrato

Immagine CAPTCHA
*