“ALLOGGI E DISCRIMINAZIONE A PADERNO DUGNANO”, LETTERA APERTA

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Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta della signora Angela Passoni di Cesano Maderno, intenta a raccontare un gravissimo fatto di discriminazione avvenuto nelle scorse settimane a Paderno Dugnano. Rimaniamo, come al solito, a disposizione di chiunque volesse aggiungere qualcosa in merito.

ALLOGGI E DISCRIMINAZIONE A PADERNO DUGNANO
Lettera aperta a uno sconosciuto proprietario di alloggio e ad una conosciuta agenzia immobiliare (di cui non faccio nome)

Scrivo per raccontare il mio rammarico e la mia vergogna di appartenere ad un territorio tanto chiuso da sembrare ottuso.
Da tre anni abbondanti ospito in casa mia un pezzo di famiglia, una mamma con due bambini, che ha dovuto abbandonare il Senegal, perché lì non era garantita la cura di una grave e rara malattia a uno dei due bimbi.
La mamma, (che non nominerò, perché per sua cultura e religione la storia personale è SACRA e solo Allah la può raccontare) lascia il Senegal nel 2011, quando ad un figlio è maldestramente e tardivamente diagnosticata l’Emofilia grave di tipo A. Si tratta di un disordine genetico che non permette al sangue di coagulare. Oltre al rischio di dissanguamento in caso di piccole ferite, l’emofilia provoca una estrema facilità a emorragie interne, soprattutto nelle articolazioni, e se anche sopravvivi a eventuali traumi, così frequenti nell’età evolutiva, il minimo che ti può capitare è di diventare storpio a causa dei micro-traumi provocati dal semplice camminare. Quando in Senegal viene fatta diagnosi di Emofilia il bimbo, allora di 4 anni, non cammina più. La sua coraggiosa mamma decide di fare il possibile per salvarlo e vince il fatalismo tipico della sua cultura trasferendosi in Europa. Tralascio molti particolari commoventi perché non è la commozione che cerco, ma semplicemente la giustizia… Per farla breve la mamma senegalese, il suo bimbo di 4 anni e un altra creatura in pancia, lasciano la famiglia e arrivano a Paderno Dugnano.

Qui il bimbo viene curato a Niguarda, dal centro specializzato in Emofilia e subito sta meglio e riprende a camminare. Per crescere senza traumi occorre però una terapia profilattica molto frequente e molto costosa che il nostro generoso paese garantisce al bambino, ma in cambio viene chiesta una stabilità abitativa e una tranquillità della madre – che dovrà imparare a somministrarla per endovena tre volte a settimana – che all’epoca non ha. Il piccolo nucleo viene accolto sempre a Paderno Dugnano prima da parenti, poi da una generosa famiglia italiana; ma occorre qualcosa di diverso e così i Servizi sociali trovano la soluzione in un affido consensuale dei due bimbi… e così arrivano a me, che abito in una comunità di famiglie di Cesano Maderno che tra gli altri scopi ha quello di accogliere persone in situazione di bisogno. Li accolgo in casa mia, che si è svuotata dei figli grandi. Lo faccio volentieri e la cosa funziona: la mamma comincia a somministrare regolarmente il farmaco salvavita al figlio e il bimbo si rinforza e cresce senza ulteriori problemi. Anche la piccola, nata nel frattempo a Milano, cresce insieme al fratello, accudita dalla madre, che dotata di permesso di soggiorno regolare, comincia anche a cercare lavoro. Nemmeno questo è un percorso facile, ci vogliono due anni di ricerca assidua, ma alla fine lo trova a Paderno Dugnano nell’agosto del 2016, inizialmente a tempo determinato, ora con contratto a tempo indeterminato.
I bimbi vanno a scuola, la mamma lavora, la profilassi della malattia è ormai routine…Il tempo della convivenza come ospiti in casa d’altri è decisamente finito. Cominciamo attivamente a cercare casa. Una piccola casa in affitto per loro tre, possibilmente a Paderno, dove la signora lavora e la piccola frequenta la scuola dell’infanzia. Cominciamo dalle agenzie, che hanno frequenti annunci che sembrano fare al nostro caso. Ne vediamo almeno 4… ma tutti dopo essere stati visitati dalla signora e i suoi bambini vengono dati ad altri… (salvo poi ritornare ad essere liberi sugli annunci!). Cominciamo a capire che forse c’è un problema. Non mi perdo d’animo; escogito ogni forma possibile di garanzia e la propongo all’ultima agenzia contattata, la scorsa settimana.
Per onestà e per evitare ulteriori delusioni ai miei tre ospiti avverto l’agente che nonostante io – impiegata statale – sia disposta a dare garanzia economica, la casa sarà per un nucleo di stranieri. Improvvisamente e senza spiegazioni l’appuntamento fissato per la visita salta. Alla mia insistente richiesta di spiegazioni e di poter contattare la proprietà di persona, mi viene seccamente ribadito che NON E’ POSSIBILE. Nè spiegare, nè parlare con la proprietà.
Sono abbastanza vecchia e saggia per non stupirmi di questo, ma non posso non indignarmi.
Questa è discriminazione!
Non stiamo chiedendo la carità, chiediamo un alloggio da pagare regolarmente, con una garanzia in più da parte di cittadini italiani (chissà perchè poi…)
Perchè allora discriminare una persona? E’ questo che vogliamo per i cittadini stranieri in situazione di bisogno? Che non si riscattino mai dalla dipendenza dei contributi statali, in questo caso l’affido familiare?
…Per di più ignorante discriminazione. Perché sono abbastanza sicura che se uno di questi proprietari di alloggio si concedesse di conoscere la signora, magari offrendole qualche ora di lavoro extra la conoscesse per un po’, lei e la sua bellissima storia SACRA, sono certa che non avrebbe più remore a offrirle un alloggio… a pagamento.
Scrivo all’agenzia, perché SMETTA SUBITO DI DISCRIMINARE per la nazionalità, cosa che nel nostro paese mi risulta essere illegale, e scrivo ai giornali, nella speranza di suscitare la sensibilità di qualche proprietario di alloggio… che dia o meno la casa alla mia ospite e ai suoi bei bambini, ci pensi bene prima di rifiutare l’affitto a cittadini non italiani. Almeno ne conosca la storia!

Angela Passoni

 

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