CRESCERE INSIEME I FIGLI ANCHE DOPO IL DIVORZIO, INTERVISTA A MARINO MAGLIETTA DELL’ASSOCIAZIONE CRESCERE INSIEME

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marino magliettaMarino Maglietta è un laureato in Fisica, studioso da più di vent’anni di Diritto di famiglia, ma soprattutto, oltre che socio onorario dell’AIMeF (Associazione Italiana Mediatori Familiari), è il fondatore e presidente dell’Associazione Crescere Insieme, nata nel 1993 per tutelare il diritto del minore di mantenere rapporti continuativi e significativi con entrambi i genitori, ancorché separati.

Parliamo con lui di come il diritto del bambino di essere educato da entrambi i genitori (non) venga tutelato in Italia e di cosa può fare il nostro comune per dare una mano ai genitori separati di Paderno Dugnano.

Perché hai fondato l’Associazione Crescere Insieme? E come mai un fisico, che vive nel mondo delle leggi razionali e scientifiche, si occupa di mediazione familiare che credo sia un mondo abitato spesso dalla irrazionalità umana?

In realtà, il mio percorso si è svolto al contrario. Dopo il liceo mi sono iscritto a Giurisprudenza, ma dopo un po’ ho realizzato che il diritto non viene gestito in modo rigoroso. Tutt’altro. In Italia la verità è “processuale”, la giustizia sostituita da un gioco di interessi e il risultato delle liti è frutto di un mero braccio di ferro tra poteri contrapposti. Per questo mi sono rifugiato nella scienza. Più tardi ho avvertito la necessità – il dovere morale – di aiutare comunque chi si trova ad avere a che fare con il “diritto” e ho fondato il movimento “Crescere Insieme”, centrato sulla tutela dei minori. Insomma, cercare di salvare il salvabile, proprio perché si lavora in condizioni difficili. Ma la follia è prevalentemente del sistema legale. I turbamenti e gli errori di chi si separa sono comprensibili e perdonabili; quelli degli operatori no. La mediazione familiare, in questo sistema mal gestito, è uno strumento validissimo e un elemento di necessario supporto non solo per i diretti interessati: anche per il giurista.

Perché è importante l’istituto dell’affidamento condiviso dei figli? Vedo che non è in tutti gli ordinamenti.

La rottura del legame di coppia non deve influenzare il rapporto genitore-figlio. Di più: il sottoinsieme coniugale può saltare ma deve sopravvivere quello genitoriale. Si è genitori per sempre, ed è un diritto dei figli, più che dei genitori. Da qui segue . come dice la nostra costituzione – che il compito di educare i figli spetta pariteticamente ad entrambi i genitori, quale che sia il loro rapporto. E questo è anche il contenuto di una quantità di Convenzioni internazionali. Da noi si chiama affidamento condiviso, altrove, Joint Custody, Shared Parentig, Garde Conjointe, etc. Ma il senso è sempre lo stesso, i principi uguali. Il vero problema, che da noi residua, è che poi la magistratura non ne vuole sapere, per cui resta inapplicato.

La legge sull’affidamento condiviso dei figli, largamente ispirata alle tue indicazioni è in vigore da quasi 10 anni, ma mi sembra di capire che il tuo punto di vista sulla legislazione in vigore è critico.

Non tanto la legislazione, quanto i suoi interpreti. Ho scritto e portato in Parlamento il condiviso nel 1994. Benché ampiamente rabberciato e manomesso il testo licenziato contiene tutt’ora integri i pilastri della riforma, le sue strutture portanti. Ma interessi di vario tipo (il timore di una riduzione del contenzioso, il ridimensionamento del potere discrezionale, la necessità di impegnarsi caso per caso anziché emettere sentenze fotocopia ecc.) ne hanno provocato il rigetto da parte del sistema legale, che continua a privilegiare le formule monogenitoriali, avendo semplicemente sostituito il nome di genitore affidatario con quello di genitore collocatario. Insomma, una presa in giro.

In collaborazione con la tua associazione, il Comune di Parma ha creato il primo registro italiano della bigenitorialità che consente a entrambi i genitori separati di ricevere le comunicazioni relative al proprio figlio. Questo diritto non dovrebbe già essere tutelato dalla legge?

Il registro sicuramente risponde a diverse esigenze pratiche e risolve vari problemi, come le comunicazioni tra le istituzioni e le famiglie separate complete, padre e madre. Oggi tipicamente convocazioni, note, relazioni e commenti vengono mandate solo ai genitori collocatari (categoria che per legge non dovrebbe esistere…). Da qui liti e polemiche continue tra i genitori. Il registro obbliga le istituzioni a dialogare con entrambi. Ma questo non rappresenta la valenza principale del registro, che invece è da vedere nel messaggio culturale che dà: nessuno si senta escluso da diritti e doveri, nessuno si senta privilegiato. È la risposta popolare, dal basso, alla prassi dei tribunali: «Ci negate la sostanza dell’affidamento condiviso che la legge ci riconoscerebbe? E noi ce lo realizziamo in casa, grazie alla nostra parte residua di potere decisionale». Il massimo della democraticità.

Questa iniziativa del comune di Parma non può essere esportata perché legata a circostanze locali particolarmente favorevoli?

Nulla di tutto ciò, assolutamente. Il nostro suggerimento anche a Parma è stato accolto trasversalmente, con voto unanime del Consiglio, e già una quantità di altri comuni piccolissimi e grandi, stanno lavorando alla sua introduzione: da Campi Bisenzio a Massa-Carrara, da Perugia a Laives, da Bolzano a Santa Marinella. E potrei continuare.

Avatar AlessandraE a Paderno Dugnano? Riportiamo la risposta di Alessandra Landro, rappresentante della lista civica Vivere Paderno.

Come Vivere Paderno il registro della bigenitorialità vi sembra un progetto interessante da proporre alla giunta che sostenete?
Assolutamente sì, Vivere Paderno sposa questo progetto e, appena ricevuta la sollecitazione cittadina, se ne è reso promotore.
Da madre sostengo fermamente il principio della bigenitorialità, quale diritto del minore a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori e vederli ugualmente partecipi in tutti i momenti più significativi della sua crescita.
Quale Avvocato, posso dirvi che, in pratica, in Italia questo principio fatica a trovare reale applicazione. Spesso, purtroppo, l’equilibrio sancito dalla legge sull’affidamento condiviso resta una chimera, in quanto il genitore presso il quale risiede il minore tende ad escludere l’altro dalla vita del figlio. Ciò che non molti sanno, è che per tali motivi lo scorso anno la Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia, colpevole di non aver ancora posto in essere un sistema giuridico e amministrativo tale da garantire effettivamente i diritti inviolabili di genitori e figli.
Non esiste un rapporto così intenso e sublime quale quello che lega un bambino al proprio genitore, che deve prescindere dai problemi interni della coppia: ecco perché ritengo che il progetto del registro sia uno strumento idoneo con cui il Comune potrà contribuire alla tutela dei soggetti coinvolti, in applicazione delle normative nazionali ed internazionali.
Avendo saputo, inoltre, che anche le altre forze politiche della maggioranza convergono su questa proposta, ho proposto di lavorare in sinergia per elaborare un progetto condiviso.

Per saperne di più

Associazione Crescere Insieme
Pagina del sito del Comune di Parma che parla del registro

 

4 Risposte

  1. avatar Gianni Rubagotti

    03/02/2015, 06:15 pm

    L’appello per chiedere alla maggioranza di calendarizzare il registro della bigenitorialità è stato firmato dai consiglieri comunali Cristian Gorla (Paderno Cresce), Michela Scorta e Efrem Maestri (PD), Marelli consigliere Psi eletto nel PD, il segretario e il tesoriere dei Giovani Democratici, Elena Cozzi e Lucio Romani, capilista delle 2 liste votate al congresso PD, Sel Paderno Dugnano e Oscar Figus oltre che da me.
    Sembra che forse ad aprile succederà qualcosa.

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