“ALLE GIRAFFE CON CARLOTTA”, I FILM DEL WEEKEND: JOY E THE PILLS – SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE

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Joy

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JOY
Sabato 30/01: 13.50; 16.20; 18.50; 21.20; 23.45;
Domenica 31/01: 11.00; 13.50; 16.20; 18.50; 21.20;

TRAMA: La vera storia di Joy Mangano, madre single con tre figli che, grazie a un incredibile bernoccolo per le invenzioni, nel 1990 creò il rivoluzionario mocio per pulire i pavimenti. Malgrado la mancanza di risorse economiche, lo scetticismo della sua anomala famiglia e le truffe dei businessmen, Joy riuscì a edificare dal nulla un impero da dieci milioni di dollari l’anno.

VOTO: 7

COSA CI PIACE: La potenza del cinema di David O. Russell fonda le sue radici nella tragedia personale del regista, in quei dieci anni fangosi prima del successo di The Fighter del 2010, costellati da insuccessi, divorzi, bancarotta, nonché da un figlio gravemente bipolare che avrebbe ispirato il personaggio di Bradley Cooper ne Il lato positivo. Il grottesco dei suoi personaggi è sempre credibile perché reale, l’incredibile energia delle sue pellicole tradisce l’adrenalina di chi non ha più intenzione di cadere.

Grandissimo ammiratore delle donne e della loro forza, O. Russell racconta la storia di una Cenerentola moderna che per emergere deve lottare contro una famiglia egoista, ignorante e disastrata; è proprio nel rendere il nucleo familiare un inferno che il regista fa scuola, incrociando continuamente comico e drammatico e riuscendo a guardare con affetto personaggi che chiunque altro odierebbe. Felicissima la trovata lynchiana di far rispecchiare lo squallore dei protagonisti nei personaggi della soap opera che la madre di Joy (una grande Virginia Madsen) segue avidamente sul piccolo schermo.

La Lawrence, ancora una volta in sapore di Oscar, rende indimenticabile l’unicità e la forza di questa “casalinga disperata”, «passando dai suoi veri 25 anni ai 45. Ed è sempre credibile, perché può fare veramente tutto. La sua carriera non avrà né freni né limiti». Parola di David O. Russell, che – seppur accecato dall’amore per la sua attrice feticcio – ci ha proprio visto giusto.

COSA NON CONVINCE: L’entusiasmo del regista è invidiabile, ma questa volta mette davvero troppa carne al fuoco, finendo per sacrificare vari comprimari che rimangono sullo sfondo (uno su tutti, Bradley Cooper, dalla presenza pressoché inconsistente) e ricorrendo a ellissi e passaggi frettolosi che creano forte squilibrio nella struttura narrativa.

O. Russell si fa prendere la mano dalla sua passione per il brutto e il grottesco e, a tratti (ahimè), non riesce a evitare la deriva nel kitsch.

The Pills - Sempre meglio che lavorare

The Pills – Sempre meglio che lavorare

THE PILLS – SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE

TRAMA: Da bambini Luigi, Luca e Matteo si sono giurati solennemente di non lavorare, mai. A quasi trent’anni, i tre amici mantengono fede alla promessa, condividendo un appartamento di Roma Sud senza svolgere alcuna attività produttiva. Ma il lavoro è un nemico duro, che colpisce alle spalle e cerca di farti crescere quando meno te lo aspetti.

VOTO:

COSA CI PIACE: L’esperienza insegna che il passaggio dalla web series al grande schermo sfocia il più delle volte in un flop suicida che mette in luce i limiti artistici dello YouTuber di turno. Con Sempre meglio che lavorare, i The Pills sono riusciti a non snaturarsi, a rimanere fedeli alla satira violenta che prende di mira sia la gioventù reale sia il cinema che fino a ora l’ha rappresentata (divertentissima la parodia di Come te nessuno mai di Muccino), oltre che a mantenere intatto il loro immaginario di riferimento, una Roma Sud multiculturale, periferica e dominata dai kebab e dai “bangla”.

L’intera pellicola è fondata sul paradosso e situazioni assurde, su citazioni cinematografiche anni ’90 (Clerks di Kevin Smith e Tarantino sono onnipresenti) e su una malinconia di fondo espressione di una generazione che si rifiuta di crescere.

I frequenti flashback con tre bambini identici a loro, che parlano e si comportano esattamente come loro, è sicuramente la trovata migliore del film.

COSA NON CONVINCE: Se il film vince per entusiasmo e sincerità, ciò che davvero manca è una struttura narrativa organizzata e coerente che vada oltre il semplice raggruppamento di più sketch. I The Pills mescolano tanti, troppi stimoli, mentre Luca Vecchi mostra idee di regia interessanti ma ancora discontinue.

Il cinema vero resta ancora un miraggio.

 

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