HI-TECH, APPROFONDIMENTO: COSA SONO I DATACENTER?

, , 3 Commenti

datacenterI Datacenter (che in italia chiamiamo CED, ovvero, Centro Elaborazione Dati) rivestono un’importanza fondamentale nel funzionamento del mondo produttivo ed economico di oggi e si dividono in due macro-categorie: da un lato troviamo gli Internet datacenter, dall’altra i datacenter aziendali.

I primi supportano solitamente un numero esiguo di applicazioni; sono di tipo browser-based (ovvero, si controllano e si configurano tramite semplici browser) e hanno un gran numero di utenti, di cui è molto complesso definirne un numero preciso. I secondi, invece, limitano l’accesso a un numero ben definito di utenti e ospitano molti di programmi e applicazioni (anche remotizzate o virtualizzate) utili in ambito aziendale. Tuttavia, vengono utilizzati, anche, per gli usi più disparati. In ambito network, ad esempio, si intende uno spazio dove aziende e società mantengono la gran parte delle infrastrutture ICT (Information Communication Technology, tecnologia dell’informazione e della comunicazione) che supportano l’attività dell’azienda stessa.

All’interno di un datacenter si trovano: server, sistemi di archiviazione dati, sistemi informatici, infrastrutture di telecomunicazione e tutti gli accessori a essi collegati (tutti i sistemi sono di norma collegati in fibra ottica per massimizzare l’interscambio dei dati); inoltre, sono presenti sistemi di controllo ambientale, quali impianti di condizionamento e antincendio, più molti altri dispositivi di sicurezza (anche l’energia elettrica, in caso di blackout improvviso sulla rete nazionale, viene garantita da un’infrastruttura energetica supplementare, composta da batterie o gruppi elettrogeni ad hoc alimentati a gasolio). A seconda della grandezza e delle necessità dell’azienda, i datacenter possono essere grandi da pochi metri quadri (come un rack server, più qualche apposita infrastruttura di controllo), oppure occupare diverse stanze o addirittura un’intera struttura (esistono molti CED costruiti all’interno di ex-bunker militari, per garantire massima protezione da qualsivoglia tipo di evento, in qualunque situazione).

Una delle parole chiave quando si ha a che fare con i datacenter è la ridondanza. Ognuno dispone sempre di risorse ridondanti – quindi, in eccesso, sia sotto il punto di vista energetico che infrastrutturale – rispetto a quelle necessarie al suo funzionamento; questo è dovuto al fatto che sono diventati dei nodi cruciali per il corretto funzionamento dell’economia e della finanza mondiale (basti pensare ai cosiddetti Big Data) ed è necessario che siano sempre raggiungibili e che riducano al minimo le possibilità di perdita dei dati (quello che viene definito come Data Recovery e come Business Continuity, viene proprio garantito da strutture come i datacenter). Per ovviare a questo rischio, grazie all’adozione di diverse strategie RAID (ovvero Redundant Array of Indipendent Disks, insieme ridondante di dischi indipendenti), i dati sono salvati in maniera ridondante, così da avere a disposizione almeno una copia di sicurezza dei contenuti ospitati su ogni server situato nel data center.

Ogni datacenter che possa definirsi tale è costituito da quattro elementi basilari: infrastruttura operativa, infrastruttura di supporto, apparecchiature IT e staff operativo.

L’infrastruttura operativa è il luogo designato ad ospitare fisicamente il data center. Solitamente viene identificato con il cosiddetto white space (letteralmente “spazio bianco”), ovvero la superficie della struttura che può essere occupata da rack e altre infrastrutture informatiche e di telecomunicazione. In fase di progettazione, molta enfasi viene posta sulla suddivisione e l’occupazione degli spazi disponibili: white space e strutture di controllo ambientale devono equilibrarsi affinché le apparecchiature possano operare nei range di temperatura e umidità previsti.

Per infrastruttura di supporto si intendono quelle apparecchiature che permettono di avere il più alto livello di affidabilità possibile. Un datacenter, infatti, deve garantire un uptime (ovvero, tempo di funzionamento) che varia tra il 99,671% e il 99,995% delle 24 ore, questo significa che, nell’arco di un giorno, essi possono essere non raggiungibili per un massimo di 260 secondi circa.

L’infrastruttura IT è formata da tutto ciò che viene definito anche come “ferro”, ovvero: server, rack, blade, infrastrutture di archiviazione dati (storage), cavi, firewall, switch di rete e molto altro ancora.

Lo staff operativo è composto da quelle figure professionali – amministratori di rete, programmatori, tecnici informatici, personale di sicurezza – necessarie al corretto funzionamento di un centro di elaborazione dati. Di solito queste figure sono altamente specializzate in vari settori specifici, per i quali esistono team appositi che si dedicano anche 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 al monitoraggio costante e alla risoluzione delle varie problematiche che possono incorrere sui sistemi; ecco perché vengono definiti, in gergo, “sistemisti”.

Data l’importanza che rivestono, molte organizzazioni internazionali si sono date da fare per stabilire requisiti minimi che tutti i data center – di ogni tipologia e di ogni grandezza – devono rispettare. La TIA-942 Telecommunications Infrastructure Standard for Data Centers stabilisce, ad esempio, standard e requisiti minimi per le infrastrutture di comunicazione di un CED, valide sia che il datacenter ospiti i dati di un’unica azienda, sia che ospiti i dati di più aziende. La GR-3160 NEBS requirement for telecommunications data center equipment and spaces stabilisce invece le linee guida per la suddivisione degli spazi e per l’allocazione delle infrastrutture tecnologiche installate all’interno di quegli stessi spazi.

La standardizzazione cui si sta assistendo sta portando non pochi benefici in questo settore. Uno dei primi risultati di questo processo è la modularità e scalabilità con cui i data center sono progettati e realizzati. Ciò permette di ampliarli, ridurli e comunque adattarli alle esigenze del momento con estrema facilità e, ciò che più conta, con estrema economicità.

Negli ultimi anni, inoltre, i datacenter hanno fatto enormi passi in avanti in termini di virtualizzazione dei sistemi; ciò ha permesso di ottimizzare l’utilizzo delle risorse e incrementare la flessibilità infrastrutturale.
Una piccola impresa, ad esempio, può decidere di virtualizzare il proprio CED anziché crearne uno fisico all’interno della propria sede. Il datacenter, quindi, non è fisicamente presente nei locali dell’azienda, ma ospitato in uno spazio cloud condiviso con altri enti ed organizzazioni. Ciò consente di abbattere notevolmente i costi derivanti dalla creazione di un proprio CED, sfruttando al meglio risorse già disponibili.

 

3 Risposte

  1. avatar Alberto

    11/06/2013, 08:06 pm

    Ottimo articolo, solo questo parte “I Datacenter (che in italia chiamiamo CED, ovvero, Centro Elaborazione Dati)” è un po’ opinabile. Ced è molto spesso l’identificativo di un ufficio operativo che si occupa dei livelli base di assistenza. Va bene, nel senso che semplifica molto per chi non è del settore, ma non è un’affermazione del tutto corretta.
    Sarebbe bello proseguire l’argomento ampliando la virtualizzazione e il cloud che evidentemente stanno cominciando a rappresentare in modo evidente il futuro.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  2. avatar Lorenzo Locatelli

    11/06/2013, 08:29 pm

    Grazie Alberto.
    Se sei interessato al mondo cloud, la mia società di occupa proprio di questo (nello specifico, siamo focalizzati sulla realizzazione di infrastrutture con Vmware e Citrix).
    Sicuramente uno dei prossimi argomenti che andrò a trattare sarà relativo alla virtualizzazione applicativa e ai vantaggi derivanti da questo tipo di tecnologia.

    Ti confermo che il futuro del mondo IT è orientato al cloud…come sempre, in Italia siamo indietro rispetto a molti altri paesi, anche se qualcosa si sta cominciando a muovere…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  3. avatar Alberto

    11/07/2013, 06:26 pm

    Lavoro nel mondo dell’IT da molti anni, primo impiego proprio in un CED. La mia società gestisce la Rete Nazionale Interbancaria, il sistema Bancomat ed altri. Giusto il mese scorso ho seguito un corso MOC su Windows Server e tra i vari argomenti abbiamo parlato molto di esempi pratici di utilizzo di virtualizzazione di macchine e postazione office in abbinamento al cloud. Risulta evidente come vi sia da sostenere un costo iniziale non indifferente, ma con risparmio sugli anni successivi davvero evidente oltre a velocità di intervento in alcuni casi non comparabili al passato.
    Gli unici dubbi riguardavano la compatibilità di cloud e virtualizzazioni con alcune certificazioni di sicurezza che vengono richieste sui sistemi di pagamento e simili, con protezione della privacy che va tenuta sicuramente in altissima considerazione.

    Di nuovo complimenti per l’articolo che rende comprensibile alcuni aspetti dell’IT non noti.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia un Commento

(*) Obbligatorio, il tuo indirizzo Email non viene mostrato

Immagine CAPTCHA
*