IL GOVERNO MONTI E IL MISTERO DELLE SCRIVANIE. DOVE SONO FINITE QUELLE DI MUSSOLINI E DI TOGLIATTI? QUALCUNO LE CERCA, QUALCUNO LE LEVA

scrivaniaQuest’oggi ci occuperemo di due storie di “politica  leggera” alquanto bizzarre, che per lo meno, in questi tempi tanto travagliati, ci strappano quasi un sorriso dopo la formazione del nuovo Governo cosiddetto “tecnico”. Tecnico ed imparziale a cominciare dalle scrivanie. Partiamo dalla prima. Tutto nasce, nei giorni scorsi, all’atto dell’insediamento del nuovo titolare del dicastero agli Affari europei, il Dott. Enzo Moavero. Il neoministro, infatti, sembra che abbia chiesto al personale di rimuovere subito dal proprio uffico una scrivania, non certo qualsiasi, ma almeno secondo la leggenda (e molti storici), appartenuta niente popò di meno che al Duce, Benito Mussolini. L’azione di Moavero, giustificata dal Ministro come una questione di spazio, ha mandato su tutte le furie alcuni deputati di centrodestra, particolarmente sensibili a questo tipo di reliquie, i quali hanno tuonato contro il neoministro tutto loro rimostranze.

Dal suo blog Storace esterna così il suo disappunto: «Confesso che non conoscevo Enzo Moavero Milanesi. Costui ha pensato di passare alla storia ordinando di cambiare la scrivania ministeriale perché quella che ha trovato,si dice, sarebbe appartenuta a Benito Mussolini: Sono antifascista io, ha ululato gonfiando il petto. Giammai quel tipo di arredamento, avrà aggiunto. Ecco, vorrei poter dire che gente così non fa onore allo Stato che ha giurato di servire. E farebbe bene il presidente Monti a disfarsi di un personaggio di tal fatta».

E Grammazio gli fa eco dalle pagine dei quotidiani: «Se questo è il buongiorno del ministro Moavero, è senza dubbio il saluto di chi non ricorda la storia d’Italia o la vuole cancellare dagli annali. Ed a poco varrebbe qualsiasi giustificazione».

Agli antipodi la reazione dei deputati di sinistra: queste le dichiarazioni sul fatto di Alessandro Pignatiello, dalla segreteria del PdCI:  «La scelta di Enzo Moavero è una scelta di igiene politica. Che settori della destra, parlamentari ed extraparlamentari, ma tutti interni alla coalizione di Berlusconi e Alfano, rivendichino con orgoglio le gesta compiute da quella scrivania da Mussolini la dice lunga sul grado di democrazia della destra italica».

DOPO IL SALTO, LA SCOMPARSA DELLA SCRIVANIA DI TOGLIATTI

Ma le scrivanie non finiscono qui. Sembra, infatti, che altrettante polemiche abbia suscitato un’altra scrivania segreta appartenuta, però, a Togliatti, questa volta cercata e non trovata da un nuovo componente del Governo. «La scrivania? Non l’ ho trovata, la sto cercando», ha detto in questi giorni il neoministro della Giustizia Paola Severino ai giornalisti. «Guardo quella che ho davanti e non mi sembra la stessa che ricordavo quando, ai tempi di Vassalli ministro, entrai per la prima volta qui». Insomma, dov’è finita la scrivania del rappresentante storico della sinistra italiana che tanto vuole il nuovo Ministro?

E’ Oliviero Diliberto, segretario del PdCI, a svelare il mistero: un ignaro funzionario del Ministero della Giustizia lavora da anni sulla scrivania che fu di Togliatti, primo Guardasigilli del dopoguerra. «Andrò a prendere un caffè con la collega Severino e insieme troveremo la scrivania di Togliatti. Di lei mi fido, so che la tratterà benissimo». Fu lui a farla nascondere. Diliberto era il Guardasigilli del governo D’Alema, che cadde nel 2000. L’ anno dopo Marcello Pera minacciò di liberarsi della scrivania in caso di nomina alla Giustizia. Poi Pera in via Arenula non ci andò. Ma da allora la scrivania non c’ è più. «Al ministero avevo e ho vari amici - dice ora Diliberto – Col loro aiuto la feci nascondere. Ma non in cantina. Pensai la si dovesse usare: è vicino allo studio del ministro, ma il funzionario che la usa non lo sa».

Sinceramente tutto questo can-can per le scrivanie governative, più che indispettirci, ci fa sorridere. C’è poco da dire, oltre le ideologie spicciole di alcuni personaggi politici: indipendentemente dall’arredamento, quello che ci auguriamo è che i nuovi ministri-arredatori svolgano al meglio i loro compiti (alquanto ardui in un simile momento), che la scrivania sia di qualche luminare politico o di qualche poverello d’oggi, che di questi tempi di crisi forse ne avrebbe più bisogno.

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