IL RISPETTO

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respect
Vivo a Milano da circa 1 anno ed è ormai consuetudine dovermi confrontare giornalmente con l’inciviltà delle persone, soprattutto se paragonato alla ben più modesta percentuale di gente irrispettosa che potevo trovare in un paese grande come Paderno.
Partendo dalle più piccole cose, è evidente come a molti non fotta assolutamente nulla del prossimo (chiedo scusa per il linguaggio scurrile, ma così rendo bene l’idea), anzi, come si sentano in diritto – quasi divino – di vivere le proprie esistenze al di sopra di ogni regola, sentimento di seppure minima civiltà e rispetto.
Proprio questo è il punto focale della questione, il rispetto, o meglio la quasi totale assenza di esso.
Forse ci siamo abituati con i film o con le serie TV che essere furbi fa molto figo, che essere più scaltri premia, che ergersi sopra gli altri con la forza dell’ignoranza sia la strada giusta da perseguire, ma la verità è che siamo troppo permissivi dove ci fa comodo esserlo e restiamo passivi di fronte a certi episodi di inciviltà, mentre invece ci scagliamo con rabbia incontrollabile verso situazioni ridicole, pieni di profondissimo sdegno e rancore.
Mi pare sempre più evidente che non riusciamo a concepire quando il vaso stia per traboccare, rimandando il momento inevitabile delle strabordamento ad una data ipotetica da stabilirsi, quando invece il pavimento è già colmo di quella stessa acqua che ci rifiutiamo di voler considerare come fuoriuscita in abbondanza.

Vedo persone che non solo non pagano i mezzi di trasporto pubblico e che se ne approfittano ogni giorno, ma con sommo orgoglio se ne vantano pure, senza considerazione alcuna né per chi col proprio lavoro si presta ad offrire quel servizio, né per i tanti altri poveri imbecilli che quel servizio lo pagano correttamente.
E allora ecco lì che li si vede effettuare il salto del tornello, la corsa da un vagone all’altro, lo slalom della sbarra, quasi come ad un’olimpiade, l’olimpiade del farabutto.
In questa categoria non si possono però assegnare le medaglie come su un podio classico, perché avremmo da ampliare le premiazioni, dovremmo fare un distinguo per classi sociali, per categorie di genere, insomma, sarebbe ben complicato arrivare ad un dunque.
Eppure, c’è chi si distingue e c’è chi riesce (e forse nemmeno dovrebbe andarne tanto fiero) da essere insignito di speciali menzioni d’onore, sia per il modus operandi, che per la gestione d’insieme.

Ed ecco che vedo aggiungersi alla competizione i migliori di tutti, quelli che ritengono di essere superiori, le menti eccelse, quelli che non hanno bisogno di gesti eclatanti, quelli che si sentono arrivati e che per loro tutto è possibile.
Le regole per gente così non esistono, figurarsi il rispetto per l’altrui persona.
Parliamo non solo dei fenomeni che in auto non guardano se il semaforo è rosso e che non si curano del pedone sulle strisce pedonali che attraversa la strada, ma parliamo anche del ciclista che viaggia sul marciapiedi a velocità di crociera che se ne frega di ciò che lo circonda, come di quelli che portano il cane a spasso e che lasciano a terra le defecazioni del proprio animale a memoria imperitura per le generazioni future o fino a che qualche malcapitato non ci ficca dentro la scarpa.
Siamo a questi livelli e purtroppo stiamo scalando la vetta dal basso, con esempi piccoli che però sono sotto agli occhi di tutti, quei tanti che non vogliono guardare, che non vogliono rendersi conto di questa incivile civiltà che ad oggi popola la Terra.
Manca proprio quella sorta di sentimento che impone all’essere un certo rigore anche morale.

In questi giorni si è fatto un gran parlare di quanto accaduto ad un membro della Giunta della nostra città (Paderno), entrato all’improvviso nell’occhio del ciclone mediatico per un avvenimento, piuttosto discutibile fra l’altro, che lo ha portato alla pubblica gogna (il trend di commenti negativi apparsi sui social in seno alla questione la dice lunga).
E’ comunque bene sapere che noi siamo garantisti di natura e che senza una prova concreta di quanto accaduto, non è di nostro costume affidarci alla sola vox populi per sostenere una tesi.
Quindi, potrei anche prendere in esame l’accadimento per ribadire come sia venuto meno il rispetto verso questa persona, come la gente abbia di colpo visto la pagliuzza nell’occhio e non la trave, ma non lo farò, lasciando l’argomento a chi avrà voglia e tempo di cimentarsi a fare il tenente Colombo della situazione.

Quello che invece desidero trattare, è quanto avvenuto di contorno successivamente.
E da qui parlo più a titolo personale, perché se c’è una cosa che mi irrita tremendamente è sapere che un mio conoscente si trova in una certa situazione, per colpa principalmente del suo comportamento.
Se questo mio, passatemi il termine, “amico” si dimostra arrogante e pieno di sé a tal punto da farmi presupporre di ergersi su un piano più alto del mio e di quello dei suoi pari, non merita più la mia comprensione e il mio appoggio.
Il mio amico può sbagliare, questo succede a tutti noi, ma può fare delle scelte nella sua vita, poiché possiede il libero arbitrio.
Può scusarsi ed ammettere il proprio errore (caso che gli fa guadagnare tutto il mio rispetto più profondo), può chiedere aiuto, se da solo non riesce a cavarsi fuori dall’impiccio, oppure può fare l’errore di sbagliare nuovamente comportandosi come un perfetto idiota, sperando di far leva sull’ignavia collettiva.
Non ho mai concepito né approvato il modus operandi del “lei non sa chi sono io”, perché presuppone il nulla cosmico: punto 1, no, non lo so chi sei e non me può fregare di meno, visto che ti sto facendo notare un tuo comportamento errato rispetto a quanto eticamente sia proprio di una società civilizzata; punto 2, devi capire che comunque sei uno come tanti e che non conti più di me solo perché ti fregi di un titolo o di una medaglietta; punto 3, solo per il fatto che ti stai mettendo su un piedistallo, non vuol dire che io ti riconosca un merito o un grado superiore al mio.
Detto ciò, tutto quello che ne consegue non è solo sdegno personale nei confronti di chi si comporta in tal modo, tanto più che si accresce quanto aumenta la perseveranza con la quale il personaggio prosegue con questa modalità di porsi nei confronti del prossimo.

Non ho la presunzione di sapere cosa sia accaduto, né chi abbia colpa di quanto successo ed onestamente non mi interessa nemmeno saperlo, ma valuto i fatti ed i fatti mi portano a prendere in considerazione come sia stato un comportamento forse poco idoneo a determinare gli eventi successivi.
Il tempo del silenzio che ne è seguito, facendo finta di nulla, non ha certamente aiutato a fugare dubbi e perplessità che in modo quasi naturale cominciano a prendere forma nell’immaginario collettivo e ciò che unicamente poteva determinarne l’esito finale, è ad oggi sotto agli occhi di tutti, con alcune deleghe riapparse quasi magicamente in mano al nostro primo cittadino.
Peccato che non si tratti di uno spettacolo di magia e questa non sia una storia di fantasia, ma un fatto comunque grave che non andrebbe semplicemente taciuto perché scomodo.

Mancato da più parti certamente, il grande assente in tutta questa vicenda è sempre il rispetto, morto e sepolto da un serie di eventi che ci portano ad una conclusione molto rapida.
Forse siamo anche noi colpevoli, con presunzione di innocenza fino a prova contraria, colpevoli di aver taciuto troppo a lungo, colpevoli di non aver saputo indicare la corretta via a chi ne aveva bisogno, colpevoli di appoggiare questa politica che da ambo le parti trasuda stolta arroganza e dimentica il ruolo principale che è chiamata ad eseguire, ovvero essere a servizio e non essere serviti.
Poiché la vera politica è da e per il popolo, perché ricoprire un ruolo istituzionale per sedere ad un tavolo e prendere una decisione che graverà sulla collettività intera, presuppone grande impegno e profonda passione, oltre che un immenso onere.

Se tutto questo si riassume in una mera medaglietta sul petto, di un titolo su una targetta o su un biglietto da visita, allora questa non è la strada che vogliamo percorrere, questa non è la via che personalmente voglio imboccare.
Forse sarò destinato a continuare a vedere calpestare il senso di rispetto che provo nei confronti altrui, visto che costoro non ne provano nei confronti miei, ma è anche vero che se ho un minimo di senso civico, ho dei valori e sono dotato di un granello di amor proprio, ho il sacrosanto diritto e dovere di combattere anche per chi non ha voce per farlo.

Una cosa è certa, che non sono interessato a partecipare all’olimpiade del farabutto, quindi, se prendo un mezzo pubblico pago il biglietto, mi fermo al semaforo rosso, evito di correre in bici sul marciapiede, se il mio cane defeca a terra, raccolgo e getto nell’apposito cestino.
Ma soprattutto, se ricopro una carica politica sono tenuto ad osservare ancora di più ogni regola di buona creanza, perché i miei concittadini hanno riposto in me la loro fiducia ed io sono tenuto a rappresentarli sempre al meglio delle mie facoltà.

 

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