“IMAGINE A WORLD WITHOUT FREE KNOWLEDGE”: ECCO LA PROTESTA DEL WEB
“Immagina un mondo senza la libera conoscenza” questa è la frase che oggi troneggia nell’home page di Wikipedia, versione americana.
Lo sfondo nero ed una breve descrizione del perchè di questa veste a “lutto”, ecco come si presenta non solo il sito web più famoso al mondo di social news, ma anche altri siti come Craiglist, Twitpic, Mozilla, Gizmodo e, in piccola parte, anche Google.
Tutti uniti in sciopero contro il SOPA (Stop online piracy act) e il PIPA (Protect intellectual property act), due leggi in visione rispettivamente a Camera e Senato statunitensi, ma nemmeno troppo così lontane da noi e che potrebbero influenzare in modo definitivo proprio la magia di Internet e della connettività globale.
Una guerra tra Hollywood e la Silicon Valley – come la definisce Massimo Gaggi – che (non sostenuta dall’amministrazione Obama) di fatto porta avanti due atti che mettono nelle mani delle major un potere non indifferente: la possibilità di intervenire sui siti che veicolano in modo illegale contenuti coperti da copyright tramite chi fornisce qualunque tipo di servizio a questi siti.
Che siano Google, PayPal o il provider che ospita il sito, non ci sarebbe più bisogno dell’intervento di un giudice per chiedere la chiusura della fornitura relativa, ma basterebbe una semplice lettera di avviso, a cui la società che fornisce il servizio deve rispondere entro 5 giorni oppure provare a ricorrere a un tribunale. Con il rischio di vedersi trattati alla stregua di corresponsabili del danno patrimoniale per l’atto di pirateria (danno totale che è stato quantificato, per il 2011, in 58 miliardi di dollari).
Se da un lato il board di promotori dei due atti getta acqua sul fuoco specificando che i rischi sono solo per i cosiddetti “siti canaglia”, dall’altro chi si oppone ritiene che le due leggi semplificherebbero eccessivamente gli atti che portano “all’imbavagliamento” delle risorse online, dunque al rischio di censura preventiva e allargata, se non addirittura a quello di un utilizzo strumentale della legge.
CONTINUA DOPO IL SALTO
Come spiega il sito Public Knowledge – ma è solo un esempio -, Google potrebbe per esempio non includere tra i propri risultati di ricerca siti di video concorrenti a YouTube argomentando che distribuiscono contenuto protetto da copyright. E dunque è giustificata per legge un’azione preventiva.
Lo sciopero, comunque, non ha funzionato a dovere.
Anzi, dopo la lettera congiunta dei big del Web contro i due atti di protezione della proprietà intellettuale in discussione al congresso americano – lettera contestata dalle major e anche dal magnate dei media Murdoch – si potrebbe dire che la serrata ha fallito.
Facebook, Twitter, Amazon, eBay non hanno nemmeno voluto rischiare di perdere una giornata di lavoro, decidendo di non aderire allo stop.
Anche questa è democrazia…
(Fonte: Corriere.it)





Per chi volesse approfondire l’argomento, segnalo questo interessante articolo.
L’imminente guerra contro il computer generico
Saluti
Articolo interessante, anche se in molti argomenti non concordo per nulla.
Ad esempio, sulla frase “Provate a installare su un iPad o iPhone un’app non approvata da Apple“, è assolutamente possibile farlo.
Non sarà certo legale, ma si può, così come è possibile eludere i controlli su console di gioco o altro.
Poi, da qui si potrebbe aprire una parentesi enorme.
Ma chiudo con una domanda: come mai un gioco per PS3 o XBOX costa 69€ e lo stesso videogame per PC costa anche 49,9€ (dove grafica e giocabilità sono anche di maggior livello rispetto alle rivali consoles)?
Forse la pirateria ha “contribuito” a contenere i costi, o sbaglio?