LA TESTA NEL PAIOLO, LE RICETTE: “PASTA FANTASIA CON CREMA DI PEPERONI”. COME AFFRONTARE LA STAGIONE CALDA

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LogoNeroOrmai, anche stando al calendario, è ufficiale: l’Estate è arrivata. Sebbene le temperature di questi giorni ci dicano altro, si spera sia solo una sbandata momentanea del tempo meteorologico e che presto tornerà a splendere il sole perché, diciamolo, che Estate è senza caldo?
Gli effetti benefici del sole sono molteplici e si estendono a tutti i viventi, dai meno ai più complessi, ma non dobbiamo mai dimenticare che la sua energia si presenta anche in forma di raggi UV, potenzialmente dannosi per noi. Come al solito, però, tutto sta nella giusta misura delle cose: al sole , ma con degli accorgimenti. È chiaro che ognuno di noi debba attrezzarsi con creme protettive basate sul proprio fototipo, ma anche l’alimentazione può aiutarci ad affrontare la calda stagione.

PERCHÉ CI ABBRONZIAMO?
L’abbronzatura, quella più duratura – la cosiddettatintarella” – è frutto dell’azione dei raggi UV-A provenienti dal sole, capaci di penetrare negli strati più profondi della cute, dove stimolano cellule chiamate melanociti, che rilasciano la famosa melanina, responsabile proprio della colorazione della nostra pelle. L’abbronzatura, quindi, si può considerare un po’ come il prodotto di una difesa che noi attuiamo nei confronti dei raggi UV-A. Il sole, oltre a stimolare i melanociti, è anche responsabile della formazione dei famosi radicali liberi, molecole altamente reattive che stanno alla base, tra le altre cose, dell’invecchiamento. Infine, non bisogna dimenticarsi della disidratazione che deriva dalla prolungata esposizione al sole.
Alimentandoci in maniera corretta possiamo fare fronte a questi tre principali problemi che il sole può causare.

COME PUÒ AIUTARCI L’ALIMENTAZIONE?


Senza girarci molto intorno, inizio a dirvi che tutte le problematiche che possono insorgere a seguito dell’eccessiva e non adeguata esposizione al sole trovano una valida soluzione in frutta e verdura. Lo so, sembrerà un luogo comune, ma non lo è: non dimentichiamoci che i vegetali vivono grazie alla fotosintesi, ossia trasformando l’energia solare in energia chimica, e quindi contengono molecole predisposte all’assorbimento della luce solare. Facendone incetta, possiamo anche noi proteggerci come si deve: la vitamina A contenuta in albicocche, sedano, pesche, radicchio, ciliegie, peperoni, pomodori, stimola la produzione di melanina da parte dei melanociti. Frutta e verdura, si sa, sono inoltre ricche di antiossidanti (primo tra tutti la Vitamina C), che contrastano, almeno in parte, i radicali liberi di cui sopra e, guarda un po’, sono ricche di acqua e sali minerali, ottimi per la reidratazione.

È VERO CHE MANGIARE CAROTE FACILITA L’ABBRONZATURA?
Come detto precedentemente, l’abbronzatura è il risultato dell’attività dei melanociti, i quali sono stimolati, tra l’altro, dalla vitamina A. I carotenoidi sono pigmenti responsabili della colorazione arancione-rossa dei vegetali, tra cui proprio le carote; una volta assunti, nel nostro organismo sono trasformati in vitamina A. E quindi il cerchio si chiude: carote e affini ci aiutano con la tintarella grazie al loro contenuto di carotenoidi.

CAROTENOIDI CRUDI? NO, GRAZIE!
Prendiamo ad esempio le carote: il beta-carotene in esso contenuto si trova in comparti specializzati delle cellule e, quindi, non è facilmente estraibile. Per questo motivo, carote e affini vanno preferibilmente consumati cotti e/o triturati meccanicamente: in tal modo, le varie membrane che proteggono i carotenoidi vengono rotte (il calore è sufficiente) per liberare queste preziose molecole e renderle maggiormente bioaccessibili. Certo, non stiamo parlando di cotture prolungate per ore, ma di certo è sempre meglio mangiare una carota cotta a vapore piuttosto che cruda, da un punto di vista della vitamina A. Lo stesso discorso vale, ad esempio, per il licopene (pomodori, pomplemi, peperoni…). Altro aspetto da sottolineare, riguardo la vitamina A, è che si tratta di una vitamina liposolubile, ossia si “scioglie” in presenza di lipidi – grassi. Accompagnare, quindi, alimenti ad alto contenuto di vitamina A con alimenti grassi – senza eccedere, ovviamente! – ne migliora l’assorbimento. Per questo ultimo intervento rimando all’articolo di Dario Bressanini!

peper2Fatte queste dovute premesse, parliamo ora di ricette. La ricetta che sto per presentarvi racchiude un po’ tutti i consigli che vi ho dato finora. Io consiglio sempre di preferire la pasta – ma anche il pane – integrale a quella “bianca”, per un discorso di salute, ma chiaramente questa resta una vostra scelta. Inoltre, questa pasta può anche essere consumata fredda: basta diminuire il tempo di cottura e scolarla quando è ancora molto al dente, cosicché non diventi “collosa” dopo averla messa in frigo.

Ingredienti
peper1

400g di pasta integrale
100g di formaggio feta
2 peperoni (uno rosso e uno giallo)
mezza cipolla rossa di Tropea (o bianca)
rucola q.b.
sale q.b.
olio e.v.o. q.b.

Esecuzione

peper31. Lavate e mondate i peperoni, privandoli di semi, parte centrale ed eventuali parti bianche. Tagliateli a cubetti così da accelerarne i tempi di cottura;
2. Tagliate finemente la cipolla, fatela soffriggere qualche secondo in un cucchiaio di olio e.v.o. e aggiungetevi poi i peperoni tagliati a cubetti; aggiustate di sale. Durante la cottura dei peperoni (ci vorranno all’incirca 15 minuti), aggiungete dell’acqua calda se si dovessero asciugare troppo;
3. Una volta cotti i peperoni, lasciare raffreddare qualche minuto e poi frullare con un frullatore ad immersione;
4. Tagliate la feta a cubetti e lavate e sminuzzate la rucola;
5. Cuocete la pasta in acqua bollente salata per il tempo previsto, scolatela e saltatela nella crema di peperoni. A fuoco spento, aggiungere la feta e la rucola e, se volete, anche un filo d’olio e.v.o. a crudo. A piacere, per renderlo ancora di più un piatto unico, potete anche aggiungere del tonno in scatola;

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