“LOST IN GIRAFFE”, IL FILM DEL WEEKEND: ASPETTANDO IL RE

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Sabato 24/06: 14.30; 16.40; 18.45; 20.45; 22.50;
Domenica 25/06: 14.30; 16.40; 18.45; 20.45; 22.50;

Se la vita fosse una partita a poker, Alan Clay sarebbe all’ultima mano e senza più molte fiches da poter giocare. All in. Alle sue spalle un matrimonio fallito e una carriera professionale costellata da scelte sbagliate e infruttuose. Davanti a sé, solo una chance per conservare il lavoro e per poter pagare il college a sua figlia. Come? Con un viaggio in Arabia Saudita per incontrare il re e strappargli una firma. In ballo c’è il contratto per la fornitura dei servizi informatici nella avveniristica città di KMET, “the King’s Metropolis of Economy and Trade”. Tutto programmato: un volo, un hotel a Gedda, una navetta verso la metropoli reale, una dimostrazione per un sistema di videoconferenza basata su ologrammi che potrebbe entusiasmare chiunque. Peccato che quasi niente andrà per il verso giusto e, nell’infinita attesa del re, la vicenda prenderà una piega imprevedibile.

Aspettando il re è il nuovo film di Tom Tykwer. Il regista tedesco, noto per Lola Corre e Profumo – Storia di un assassino, torna nelle sale italiane con un adattamento del romanzo Ologramma per il re pubblicato nel 2012 dallo statunitense Dave Eggers. Le premesse sono drammatiche, ma la pellicola è sviluppata a commedia tra situazioni assurde e complicazioni comiche. Una trama semplice e veloce, con diversi flashback a raccontare la storia pregressa, si fonde con un tocco surreale. I sogni e i pensieri del protagonista prendono forma e consistenza nella realtà, quasi a far concorrenza a quelli del Walter Mitty girato e interpretato da Ben Stiller nel 2013. Nel caso di oggi, si tratta di una tendenza molto più accennata e direttamente proporzionale allo stress del malcapitato Alan Clay alle prese con un autista problematico, un paese dalle tradizioni discutibili e un re latitante.

Davanti alla macchina da presa di Tykwer torna Tom Hanks, già presente nel suo Cloud Atlas, nonché in una lunga serie di indiscutibili successi marchiati Steven Spielberg, Jonathan Demme, Ron Howard e, recentemente, anche Clint Eastwood. Se è vero che nei nostri cinema è stato da poco avvistato nel non riuscitissimo The Circle (James Ponsoldt 2017), peraltro sempre da un’opera di Eggers, nel film di oggi l’attore californiano fa sicuramente la differenza. Un re che si fa desiderare come il Godot di Samuel Beckett è solo la punta dell’iceberg. Mentre saranno i disturbi di salute e uno chauffeur completamente ingestibile a sconvolgere i suoi piani e a fargli scoprire il vero Medio Oriente.

Come nella strampalata avventura araba di Bill Murray in Rock the Kasbah (Barry Levinson, 2015), Tom Hanks affronta il deserto e si mette in discussione per svelare la parte più imperfetta dell’essere umano, nell’arduo tentativo di far sorridere, ridere e ricordarci che, come scrisse Voltaire, malgrado i problemi «tutto va per il meglio possibile!».

 

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