“LOST IN GIRAFFE”, IL FILM DEL WEEKEND: BABY DRIVER – IL GENIO DELLA FUGA

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Baby DriverSabato 16/09: 14.30. 16.50, 19.10, 21.30, 23.45;
Domenica 17/09: 11.00, 14.30, 16.50, 19.10, 21.30;

Occhiali da sole, bomber e auricolari alle orecchie. Baby è seduto sul sedile di una Subaru rossa ad aspettare i suoi amici, nell’edificio dall’altra parte della strada. Baby sta cantando picchiettando il volante, i suoi amici stanno rapinando una banca. Poi, in rapida successione: spari, urla, allarme, ancora urla, portiere che sbattono e piede che spinge sull’acceleratore. Si parte.

È arrivato al cinema Baby Driver – il genio della fuga. La direzione è di Edgar Wright, lo stesso della Trilogia del Cornetto, ossia L’alba dei morti dementi, Hot Fuzz e La fine del mondo, scritti con Simon Pegg (Mission: Impossible – Rogue Nation, Paul, Run Fatboy run) e interpretati da Pegg e Nick Frost (Cuban fury, Attack the Block – invasione aliena, I love Radio Rock). Un regista di commedie alle prese con un action movie? Vi dirò di più, il film di oggi non è solo questo ma spazia tra diversi stili.

Ci sono le macchine e non è semplice trovare una pellicola che parla di motori che si mantenga all’altezza delle aspettative. La serie Fast and furious, ormai giunta già all’ottavo capitolo, ha abbandonato da tempo il tema delle corse per seguire una strada più catastrofica dove Toretto e i suoi salvano il mondo senza mai scendere dai loro bolidi. E anche il recente Overdrive (Antonio Negret, 2017), con nel cast Scott Eastwood (figlio di Clint), lascia molto a desiderare. In Baby Driver, invece, i cavalli sotto al cofano diventano decibel e le macchine sfrecciano nel traffico cittadino tracciando iperboliche fughe ad altissima velocità. Baby, interpretato da Ansel Elgort (The Divergent Series, Colpa delle stelle) al volante ci sa fare e, malgrado il suo aspetto troppo pulito, si sa guadagnare la fiducia dei soci chilometro dopo chilometro.

I colpi alle banche non hanno le dietrologie di Inside Man di Spike Lee ma, più simili ad un mix tra Hell or High Water (David Mackenzie, 2016) e The Italian job (F. Gary Gray, 2003), congegnati ad arte da Doc che pianifica ogni passaggio. Dopo il successo di House of Cards non credo serva nemmeno spiegarvi quanto Kevin Spacey (The life of David Gale, The Big Kahuna, American Beauty) vesta bene i panni del macchinatore stratega. Al suo servizio una squadra di rapinatori dai nomi evocativi come Buddy, Darling o Bats “Pazzo”, ottimamente affidato a Jamie Foxx (Django Unchained, Ray, Collateral), non nuovo a personaggi con problemi mentali (ne è un esempio Il Solista di Joe Wright). Baby è il pilota portafortuna di Doc, quello che non può mai mancare per via della sua bravura, ma anche del debito che lo lega al boss criminale.

Alimenta la trama una storia d’amore dal sapore nostalgico tra Ansel Elgort e la giovane cameriera Deborah, Lily James (Kenneth Branagh Theatre Company – Romeo e Giulietta, Ppz, Cenerentola), vissuta tutta a tempo di musica. Perché ancora non vi ho parlato di lei, la musica. Una perenne presenza che accompagna il protagonista dentro e fuori l’abitacolo, attraverso quegli auricolari sempre accesi per coprire un fischio ai timpani, frutto di un misterioso trauma del passato. Prendono così vita scene da musical che rendono il film un particolare crossover di generi.

Forse per un’irrefrenabile tensione commedy di Wright, nella pellicola si susseguono anche eventi e particolari comico grotteschi che, secondo chi scrive, mal si amalgamano al resto degli ingredienti e che lasciano lo spettatore un po’ spiazzato senza apportare alcun valore aggiunto. Nonostante questo, una regia efficace, una colonna sonora ricercata ed un cast illustre fanno di Baby Driver un lavoro originale e godibile, un obiettivo raggiunto di stile e la nostra scelta consigliata per questo weekend.

 

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