“LOST IN GIRAFFE”, IL FILM DEL WEEKEND: DUNKIRK

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DunkirkSabato 09/09: 14.00; 14.30; 16.20; 16.45; 18.30; 19.20; 20.40; 21.30; 22.50; 23.45;
Domenica 10/09: 14.00; 14.30; 16.20; 16.45; 18.30; 19.20; 20.40; 21.30; 22.50;

Ripiegare, l’ordine è ripiegare. Nel Maggio del 1940, sulla spiaggia di Dunkerque, al confine francese col Belgio, sono in 400.000 i soldati inglesi che aspettano di ritirare in patria. Il nemico ha avuto il sopravvento sul campo di battaglia. Le truppe alleate di Francia e Inghilterra non hanno saputo fronteggiare la prima offensiva della Wehrmacht hitleriana e ora sono accerchiate in un piccolo straccio di sabbia alla mercé di bombardieri e artiglieria. L’unica salvezza è attraverso la Manica. La terra oltre lo stretto, tanto vicina da poterla quasi vedere, è irraggiungibilmente lontana sotto il fuoco tedesco. Tutte le speranze sono racchiuse nella più vile, eppure mai così desiderata, manovra militare: la fuga.

Dunkirk è la decima pellicola di Christopher Nolan. L’autore, nato a Londra 37 anni fa, porta nelle sale un dramma basato sulla missione di recupero conosciuta come Operazione Dynamo, già rappresentata sul grande schermo da Leslie Norman nel 1958. Il fatto storico, magari poco noto al pubblico italiano, è tra i più sentiti nel Regno Unito e ha avuto indubbia rilevanza sull’esito del secondo conflitto mondiale. Il regista britannico, per la prima volta alle prese con un film simile, introduce un forte elemento personale narrando l’accaduto da tre punti di vista distinti nello spazio e nel tempo, ma destinati a incrociarsi ripetutamente.

Nella settimana passata tra il molo e la spiaggia si respira la tensione e la disperazione dei militari nell’estenuante attesa di essere evacuati dalla costa. Ragazzi appena maggiorenni, tutt’altro che soldati professionisti, sostenuti solo dall’istinto di sopravvivenza. In uno stile del tutto diverso rispetto agli scontri ravvicinati di Salvate il soldato Ryan (Steven Spielberg, 1998), Fury (David Ayer, 2014) o La battaglia di Hacksaw Ridge (Mel Gibson, 2016), il nemico tedesco non compare mai fisicamente, ma solo sotto forma di pallottole e bombe. È in questa parte di storia, inoltre, che vediamo impegnato il tanto discusso Harry Styles, ex-membro dei One Direction, che, sorvolando sulla sua attitudine alla recitazione, ben rappresenta l’estraneità alla guerra dei giovani reclutati.

Un giorno per mare, accompagnando una delle “little ship” civili a cui la marina britannica chiede di partecipare alla manovra di recupero. Forse la parte più emotiva e intima di un’opera talmente spettacolare che, in certi frangenti, rischia di perdere di vista la dimensione umana. Mark Rylance, Premio Oscar come miglior attore non protagonista per Il ponte delle spie (Steven Spielberg, 2015), è al timone della sua piccola barca e, insieme a suo figlio, fa rotta verso la Francia in una delle numerose missioni di soccorso che risulteranno cruciali per l’intera operazione.

Un’ora in cielo a seguire le evoluzioni eroiche degli Spitfire della RAF impegnati contro gli aerei della Luftwaffe tedesca. Sono sequenze mozzafiato che vi faranno stritolare i braccioli delle poltrone del cinema. Specie se la pellicola è proiettata con l’iperrealistica tecnologia IMAX, scelta fortemente voluta dall’autore e alternata alla registrazione in 65mm. Howard Hughes, l’imprenditore americano che, a inizio Novecento, ha investito tutto nell’industria cinematografica e nell’aeronautica diventando poi protagonista di The Aviator (Martin Scorsese, 2004), sarebbe positivamente senza parole.

Dunkirk detta nuovi canoni per i film di guerra trasformando la ritirata dell’esercito inglese in un colossal. Christopher Nolan, dopo capolavori come The Prestige, Inception e Intestellar, continua a far scuola anche quando è alle prese con una storia già scritta come quella di oggi. Un lavoro che chi apprezza il genere amerà alla follia e che nessuno potrà permettersi di non vedere.

 

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