“LOST IN GIRAFFE”, IL FILM DEL WEEKEND: LA BATTAGLIA DEI SESSI

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Sabato 28/10: 22.40;
Domenica 29/10: 22.40;

La battaglia che tutti stavate aspettando di vedere. La storia di chi ha detto no, di chi ha preso in mano le redini del proprio destino, di chi ha messo in gioco se stesso per cambiare la realtà. Donne derise, declassate, frustrate e malpagate, che hanno deciso che la misura era colma. Anche in America, anche nell’agiato mondo del tennis. L’ennesima ingiustizia, un premio in denaro immotivatamente più basso rispetto a quello maschile, è la scintilla che convince Billie Jean e le sue colleghe a staccarsi dalla federazione e fondare la Women’s Tennis Association (WTA). Negli anni dell’ascesa del movimento femminista, una scossa che fa tremare il mondo dello sport. Un piccolo passo per una donna, un grande passo per l’umanità.

La battaglia dei sessi racconta il match-esibizione che il 20 Settembre 1973 vide scontrarsi al Reliant Astrodome di Houstomn (Texas) l’ex tennista, all’epoca 55enne, Bobby Riggs e la 29enne, numero due della classifica femminile USA, Billie Jean King. Arbitrano, pardon, dirigono la pellicola i coniugi Jonathan Dayton e Valerie Faris. Dopo due splendidi film (Little Miss Sunshine, Ruby Sparks) e una moltitudine di videoclip per gruppi musicali tra cui Red Hot Chili Peppers e R.E.M., la coppia di registi californiani si cimenta con la trasposizione cinematografica di un evento entrato negli annali per il suo valore storico e simbolico. Da una parte della rete troviamo Emma Stone, Oscar 2017 come Miglior Attrice Protagonista per La La Land (Damien Chazelle, 2016), sull’altro lato, invece, Steve Carell (Crazy, Stupid, Love, L’amore secondo Dan, Un’impresa da Dio).

Un uomo e una donna, due atoleti, una partita comune, due sfide private. Se il quadro generale è molto lineare, la pellicola scava nelle vite dei protagonisti portando alla luce complicate soggettività. È così che scopriamo le fragilità della King, coraggiosa paladina dell’eguaglianza di diritti in pubblico, ma in lotta con se stessa se si tratta di accettare le proprie pulsioni affettive e sessuali. Una questione intima trattata con delicatezza ed empatia dalla macchina da presa di Jonathan e Valerie, ma, forse, portata troppo presto in secondo piano. In egual misura, quello interpretato da Carell è un Riggs divertente, poco idealista e molto devoto allo spettacolo, ma con una famiglia sgretolata a causa della sua drammatica dipendenza dal gioco d’azzardo. Professionisti in campo, apprendisti fuori.

Era il 1963 quando John F. Kennedy firmava il “The Equal Pay Act” per eliminare le discriminazioni salariali a danno delle donne, al tempo pagate mediamente 59 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini. Un cosidetto gender pay gap che, purtroppo, non si appianerà nè in dieci nè in cinquanta anni. Con tutti i pro di un film americano, dinamicità, brillantezza, qualità, e praticamente nessun contro, La battaglia dei sessi offre l’occasione imperdibile di approfondire un tema particolare, emozionarsi e conoscere da vicino Billie Jean King, la tennista che diventò la migliore, per cercare di cambiare le cose.

 

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