“LOST IN GIRAFFE”, IL FILM DEL WEEKEND: LA RAGAZZA NELLA NEBBIA

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locandinaSabato 4/11: 15.00; 17.40; 20.15; 22.45;
Domenica 5/11: 11.20; 15.00; 20.15; 22.45;

Ad Avechot credevano tutti di essere al sicuro. Chiusi tra le montagne e isolati dalla modernità più estrema, erano tutti convinti che il male non sarebbe mai potuto entrare nelle loro vite. Fino al giorno in cui Anna Lou è scomparsa. Il giorno in cui ogni cosa è cambiata per sempre. Quando la paura cala sopra ogni certezza, una piccola comunità, stretta tra chiesa, scuola e una manciata di case, scopre improvvisamente il sapore del sospetto. “Bisogna cercare il colpevole fuori città, il male è venuto da fuori” si ripetono tutti più per tranquillizzarsi che per convinzione. Ma la povera sedicenne è salita sulla macchina del rapitore senza urlare, quindi Anna Lou Kastner conosceva chi l’ha portata via. Il mostro si nasconde dietro una di quelle porte, il mostro è dentro.

Donato Carrisi fa il suo esordio alla regia con La Ragazza nella nebbia, film tratto dal suo omonimo romanzo pubblicato nel 2015 per Longanesi. Laureato in Giurisprudenza con specializzazione in Criminologia, lo scrittore, originario di Martina Franca (Taranto), lavora dal 1999 come sceneggiatore di fiction e ha raggiunto il successo editoriale grazie al bestseller Il Suggeritore, vincitore di numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Bancarella 2009. Il suo primo lavoro al cinema è prodotto da Medusa in collaborazione con Colorado Film.

Il caso del rapimento della giovane Anna Lou verrà affidato all’agente speciale Vogel. Cinico e calcolatore, il detective, interpretato con estrema precisione da Toni Servillo, intraprenderà una strada drammaticamente attuale, manipolando informazioni e giornalisti, per sfruttarli a suo favore. Il tritacarne mediatico così sguinzagliato avrà fame di trovare un colpevole e, alla santificazione della vittima, seguirà inesorabile la creazione del mostro. La macchina del fango investirà, così, il professore Martini, nella pellicola Alessio Boni (Sinestesia, La bestia nel cuore, La meglio gioventù), da poco trasferitosi in città e, per questo, più facilmente sacrificabile.

La vicenda è narrata tramite un’analessi lunga un’intera notte, durante la quale Servillo ripercorre la sua indagine facendo emergere mano a mano tutti i fatti, come nel flashback di Una pura formalità di Giuseppe Tornatore.
L’atmosfera, invece, riprende I segreti di Twin Peaks (David Lynch e Mark Frost, 1990) posizionandosi sapientemente a metà strada tra Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti e La giusta distanza di Carlo Mazzacurati.

Il risultato è un thriller con un ritmo lento e cadenzato che crea una suspense crescente, scandita solo dai colpi di scena. Carrisi dirige la macchina da presa in maniera asettica e quasi invisibile, annullando la distanza tra i due lati dello schermo. Per concludere, la sensazione è quella di essere di fronte ad una pellicola che tratta lo spettatore da adulto, senza regalargli l’illusione dell’onniscienza, ma lasciando che le idee affiorino spontanee fino all’ultima sequenza, quando la trama, sciogliendosi, svela un finale da shock.

 

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