“LOST IN GIRAFFE”, IL FILM DEL WEEKEND: LA SIGNORA DELLO ZOO DI VARSAVIA

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Sabato 25/11: 21.00, 23.30;
Domenica 26/11: 21.00;

Quando gli aerei della Luftwaffe iniziarono a volare su Varsavia, le bombe non risparmiarono niente. Il direttore dello zoo, Jan Zabinski, e sua moglie Antonina, dovettero assistere impotenti alla distruzione di tutto il lavoro della loro vita. I recinti, gli animali, il futuro di loro figlio, i loro sogni. Si chiamava Patto Molotov-Ribbentrop, ma è diventato famoso come Patto Hitler-Stalin, quello firmato a Mosca da l’URSS e Germania nell’agosto del 1939. Un trattato di non aggressione in cui i due giocatori si spartirono la Polonia. Le sorti di un popolo vennero decise a tavolino: un’area sarebbe stata annessa alla Germania, un’altra amministrata dal Governatorato Generale nazista con capitale a Cracovia, la terza affidata all’influenza sovietica. A settembre dello stesso anno, prese il via l’invasione e Varsavia venne messa in ginocchio. In città furono quasi cinquecentomila gli ebrei confinati nei dieci chilometri quadrati del ghetto. Fu allora che i signori Zabinski misero in atto il loro piano per liberarli.

La regista neozelandese Niki Caro (North Country – Storia di Josey, La ragazza delle balene) porta nelle sale La signora dello zoo di Varsavia, un dramma tratto dal libro Gli ebrei dello zoo di Varsavia, scritto nel 2009 da Diane Ackerman basandosi sui diari di Antonina Zabinska. Un’incredibile storia vera che racconta l’eroismo di chi ha messo in pericolo se stesso e i propri figli, per cercare di salvare dalla deportazione i perseguitati dal Terzo Reich.

La protagonista del film è interpretata da Jessica Chastain (Interstellar, Zero Dark Thirty, The help). L’attrice originaria di Sacramento (California), curiosamente figlia di un musicista e di una chef vegana, grazie a trucco e costumi finemente curati, si cala perfettamente nella parte di una sorta di ‘Schindler’ polacca, sensibile e coraggiosa, che inizia la sua personale lotta all’invasione hitleriana. Dall’altro lato, Daniel Brühl (Woman in gold, Rush, Good Bye, Lenin!) riveste i panni del gerarca tedesco, in un ruolo ambiguo e crudele, del tutto simile a quello affidatogli in Lettere da Berlino (Vincent Pérez, 2016). Altrettanto riuscito il lavoro per scenografia e fotografia: in uno zoo ambientato a Varsavia ma costruito in meno di cinque settimane a Praga, ogni particolare collabora alla perfezione per un viaggio emozionale nell’orrore della guerra.

La signora dello zoo di Varsavia è una pellicola severa e commovente, dove il dramma storico, lontano dai campi di battaglia, ci riporta a pieno il dolore nella dimensione della quotidianità. Allo spettatore, che di sicuro non potrà restare indifferente, spetta il compito di realizzare la vicinanza spaziale e temporale dei fatti narrati, e la loro attualità, in un mondo spesso distratto e, ormai, assuefatto alla violenza.

 

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