“LOST IN GIRAFFE”, IL FILM DEL WEEKEND: MADRE!

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Madre!Sabato 7/10: 20.25; 22.50;
Domenica 8/10: 20.25; 22.50;

Vivere col proprio uomo. Amarlo. Accudirlo. Consolarlo. Soprassedere su ogni suo difetto, idealizzarne i pregi, incoraggiarlo con devozione. Prendersi cura della sua casa. Aggiustarla. Dipingerla. Arredarla. Farne la culla della propria romantica esistenza, un rifugio sicuro da ogni forma di malvagità, l’espressione della propria gratitudine. Un tempio fecondo dove un grande poeta possa ritrovare l’ispirazione per creare. Un idillio di immobile perfezione. Finché Lui non decide di aprire a uno sconosciuto. A un estraneo, e a sua moglie. Una coppia immeritevole di ospitalità, incapace di rispettare le regole, destinata a violare e distruggere l’equilibrio.

Madre! è una pellicola scritta, diretta e co-prodotta da Darren Aronofsky. Il regista di Requiem for a Dream e Il cigno nero torna nelle sale con un lavoro che sconvolge e polarizza l’opinione del pubblico e della critica. Un thriller dark ad altissimo coinvolgimento psicologico che parte con un tono familiare, ma che presto intrappola lo spettatore in un vortice frenetico di violenza e catarsi. Con luci fioche e inquadrature strettissime, la tensione si fa inquietante e claustrofobica, fino a stimolare sensazioni fisiche e disturbanti.

I muri, i pavimenti e le stanze della casa sono i confini del mondo in cui i protagonisti si muovono e Jennifer Lawrence, Oscar nel 2013 per Il Lato Positivo di David O. Russell, come dichiarato dall’autore ad Anne Thompson in un’intervista per IndieWire, rappresenta Gaia, ossia Madre Natura. Javier Bardem, Miglior Attore Non Protagonista in Non è un paese per vecchi (Joel ed Ethan Coen, 2008), è il proprietario di quell’abitazione e, nell’allegoria del film, veste il ruolo di Dio. Ma, come nella più famosa storia mai raccontata, non esiste Eden che prima o poi non venga invaso e calpestato. Ed Harris (The way back, Appaloosa, Il nemico alle porte) e Michelle Pfeiffer (Dark Shadows, Un giorno… per caso, Qualcosa di personale), difatti, sono degli Adamo ed Eva maleducati e immorali, che portano il peccato dove prima regnava l’ordine.

Tre anni fa, nel suo Noah con Russell Crowe, Aronofsky disegnava un Diluvio Universale dalle connotazioni magiche e fantascientifiche. Nel lavoro di oggi, invece, il suo intervento va ben oltre una semplice reinterpretazione o revisione di quanto si legge nella Genesi. Se il soggetto corre parallelo al cammino biblico, sia per il principio sia per la sua successiva evoluzione, le implicazioni che ne emergono sono nient’affatto scontate. Attualizzando e spostando il punto di vista, viene abilmente evidenziato come la natura subisca passivamente le scelte e i comportamenti altrui, senza alcuna possibilità di difesa. Il cineasta newyorkese ci conduce, quindi, a una meditazione sulle tematiche ambientaliste, più che religiose.

La crudezza e la brutalità delle immagini, infine, catturano l’attenzione, portando l’esperienza ad un livello intimo e privato che provoca reazioni e giudizi dicotomicamente contrastanti, strettamente legati all’impatto emotivo.

 

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