“LOST IN GIRAFFE”, IL FILM DEL WEEKEND: QUANDO UN PADRE

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Quando un padreSabato 17/06: 16.00, 20.30;
Domenica 18/06:
11.00, 16.00, 20.30;

A Chicago la vita corre frenetica. Soprattutto ai piani alti dei grattacieli, dove professionisti incravattati muovono uomini e soldi come in una partita a scacchi. Sempre attaccato alla cornetta, Dane Jensen è il più abile e spietato “cacciatore di teste”, un procacciatore di personale per grandi aziende pronto a tutto pur di raggiungere l’obiettivo. E il suo obiettivo primario è suonare la campana che annuncia la chiusura di un contratto, vincere il mese facendo guadagnare alla sua società più del team avversario, ottenere la promozione e dimostrare a se stesso e ai colleghi di essere imbattibile. Strategie, adrenalina e provvigioni. Quando torna a casa, però, il disco cambia.

Svestiti i panni dell’esperto di recruiting, il Dane padre e marito è un apprendista delle relazioni familiari. Incapace di ascoltare la moglie Elise, poco adatto a crescere i suoi tre figli. Vano ed arrogante il tentativo di educare i bambini con gli stessi valori dell’ufficio. Altrettanto miope la sua concezione dell’amore basata sul non far mancare nulla ai suoi cari, anche al prezzo di non essere mai presente. Una situazione malsana destinata a capitolare non appena al piccolo Ryan viene diagnosticata una grave malattia.

Quando un padre è l’esordio cinematografico del produttore Mark Williams. Un film drammatico che, pur avendo una forte connotazione strappalacrime, affronta le tematiche classiche del genere abbinandole a sequenze di quotidianità assolutamente verosimili. Si parte da un contesto alla The Wolf Of Wall Street (Martin Scorsese 2013) fatto di esistenze misurate in base alle percentuali di profitto. Si arriva ad un rapporto padre – figlio da recuperare o addirittura ricostruire, in una lotta contro il tempo, nell’affascinante cornice della metropoli dell’Illinois. Nel mezzo, stralci di realtà fatti di incomprensioni ed errori, raccontati con una naturalezza e una credibilità inattesa e fuori di retorica.

Tutto gira intorno a Gerard Butler (Giustizia Privata, P.S. I love you, 300). L’attore scozzese veste a pennello il ruolo del macho senza scrupoli, leone della scrivania, tratteggiato dalla sceneggiatura. Tanto vincente se al telefono con “un pollo da spennare”, quanto inadeguato tra le mura domestiche. Sul suo viso scorrono tutte le emozioni della pellicola. La frenesia iniziale del workaholic egocentrico e maniaco del lavoro. La paura generata da una notizia che non si riesce ad accettare. Il rammarico di chi si scopre improvvisamente impotente davanti ad un nemico che non si può combattere. Il ruolo della donna, moglie e madre devota alla famiglia è interpretato da Gretchen Mol (Manchester by the sea, Quel treno per Yuma, Donnie Brasco), pazzamente innamorata del suo compagno, ma non per questo meno disillusa sui suoi molti limiti.

Un film americano non molto americano che certo non deluderà chi aspetta di commuoversi ma che, al tempo stesso, sarà capace di intrattenere anche i non amanti del sentimentale, grazie a diversi spunti critici ed una narrazione sufficientemente sobria e realistica.

 

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