“LOST IN GIRAFFE”, IL FILM DEL WEEKEND: THE PLACE

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theplaceSabato 18/11: 14.30, 16.40, 18.50, 21.00, 23.30;
Domenica 19/11: 11.30, 14.30, 16.40, 18.50, 21.00

C’è chi ha dato tutto, ma dalla vita ha ricevuto in cambio molto meno di quello che si meritava. Chi, proprio quando le cose cominciavano a girare, si è visto sparire la terra da sotto i piedi, e ha fatto la fine di un moderno Sisifo. Chi, la fortuna, l’ha solo sfiorata e chi ha perso in partenza. Chi si accontenterebbe di poco, ma anche quel poco gli manca. Chi vuole tutto e subito. Chi farebbe qualsiasi cosa per gli altri e chi, invece, mette al primo posto solo e soltanto sé. Tutti loro, chi prima chi dopo, hanno fatto visita al The Place per parlare con lui. Lui che nessuno sa chi sia. Lui che, scrivendo e leggendo da un quaderno gonfio di appunti, propone accordi, promette speranze e sigla promesse. Poco importa che gli si chiedano futili capricci come un mazzo di fiori, diventare più belli, andare a letto con qualcuno. Oppure desideri di ben più grave importanza, salvare un matrimonio, far guarire il proprio figlio o ritrovare Dio. Lui può tutto. Ma tutto ha un prezzo. E cosa si è disposti a fare pur di ottenere ciò che si vuole?

The Place è l’undicesimo film di Paolo Genovese. Il regista romano torna nelle sale a solo un anno di distanza dal grande successo internazionale di Perfetti Sconosciuti, la commedia dolce amara che scoperchia il vaso di Pandora racchiuso nei telefonini di sette amici, illusi di conoscere tutto gli uni degli altri. Discostandosi dalla precedente nello stile ma non nelle intenzioni, la pellicola di oggi è un dramma che riadatta in chiave cinematografica il soggetto della serie televisiva americana The booth at the end (Christopher Kubasik, 2010), uscita in Italia su Netflix. Nove personaggi, slegati tra loro ma comunemente delusi e sconfitti dal mondo, si presenteranno, uno per volta, al cospetto di un misterioso Valerio Mastandrea che gli assegnerà un compito da portare a termine perchè i loro sogni vengano esauditi.

Nel bar in cui lavora Sabrina Ferilli, ad ogni ora del giorno e della notte, sfilano uomini e donne di qualunque leva e provenienza sociale: poliziotti, ladri, giovani, anziani, suore, mogli, figli e padri. Dalla signora un po’ âgée (Giulia Lazzarini) che prega per il marito malato dall’Alzheimer, al trentenne cieco (Alessandro Borghi) che brama la vista più d’ogni altra cosa, passando per un cast lungo e illustre composto da Alba Rohrwacher, Marco Giallini, Silvia D’Amico, Silvio Muccino, Rocco Papaleo, Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni.

Con la macchina da presa che non si allontana mai troppo dal tavolino, un po’ nascosto, in fondo al locale, sembra di rivivere le atmosfere nette e solitarie di un quadro di Hopper, dove ciascuno è unico protagonista nel proprio isolamento. Ogni personaggio racconta la sua storia, alcune più blues, altre più frivole, e prende sulle spalle la croce della missione affidatagli, alcune più semplici, altre più spietate e criminali. Dopo aver affrontato la realtà, poi, tutti tornano al The Place, per riferire se e come sono riusciti a svolgere il loro mandato. Dai resoconti delle vicende si tesse l’intreccio della trama del film. Come in uno spettacolo teatrale, la narrazione ha luogo in un unico ambiente ma, meglio di uno spettacolo teatrale, il tocco del regista porta il suo pubblico davanti agli occhi degli attori chiamati in causa, e dentro la loro testa, per cercare un’empatia che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere.

Con questo suo ultimo prodotto, Paolo Genovese si lancia in una nuova sfida, puntando ad esplorare ancor più a fondo l’animo umano. Il lato oscuro che serpeggia in noi verrà dunque svelato e ogni spettatore sarà chiamato a mettersi in gioco, facendo i conti con il giudice in assoluto più severo, se stesso.

 

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