MAXI BLITZ CONTRO LA ‘NDRANGHETA. L’ACCLAMAZIONE DEL BOSS PROPRIO A PADERNO DUGNANO
Tutti i quotidiani e i telegiornali ormai ne parlano. E’ avvenuto oggi un maxi blitz contro la ‘ndrangheta che ha condotto a 300 arresti in tutta Italia. Il punto focale, però, che riguarda la nostra città, come spiega Repubblica.it, è il fatto che, proprio nel centro Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano, è stato scelto per acclamazione il “mastro generale” dell’organizzazione, tutto sotto gli occhi delle telecamere dell’arma, con un video ormai acquisito nell’inchiesta.
Di seguito vi riportiamo l’articolo di Repubblica.it. Vi informiamo, però, che Paderno 7.0 ha contattato telefonicamente il Presidente del Centro Falcone e Borsellino, il quale ha confermato che una determinata persona, di cui, però, preferiamo non fare il nome, ma che verrà comunque messa in luce dai giornali nelle prossime ore (se non è ancora già stato fatto), ha affittato la sala del centro per la sera delle ormai note “votazioni”. Vi rimandiamo ad altri aggiornamenti che ci saranno nelle prossime ore, tenendovi in contatto con quanto uscirà ancora sui quotidiani e siti web.
Repubblica.it
ROMA – Chi litiga è un uomo morto. È stato un omicidio di due anni più che a rivelare, a certificare la “mutazione genetica” della ‘ndrangheta. Si chiamava Carmelo Novella, detto compare Nuzzo, aveva sessant’anni e il 14 luglio del 2008 viene ammazzato in un bar di San Vittore Olona. Sembrava il risultato di una faida legata agli appalti nell’edilizia, invece Novella aveva detto in giro che “la Lombardia”, e cioè tutti i gruppi di ‘ndrangheta trapiantati al Nord, avrebbero potuto “fare da soli”, senza la casa madre calabrese. Il desiderio di autonomia è stato stoppato con le pallottole, Novella non sarà più un problema e viene nominato un altro calabrese, Giuseppe Neri, come uomo del raccordo tra il Nord danaroso e il Sud antico e sanguinario.
È questo sangue che scorre al Nord un importante episodio nell’inchiesta ribattezzata “Il Crimine”, che è in corso mentre scriviamo, sono in programma tra i duecento e i trecento arresti, tra Calabria e Lombardia. Nei fascicoli dei procuratori Ilda Boccassini e Giuseppe Pignatone sono entrati anche due filmati senza precedenti. Il più clamoroso è stato registrato a Paderno Dugnano, in un centro intitolato – incredibilmente – ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per alzata di mano, e all’unanimità, è stato scelto, dai vertici dei clan calabresi del Nord tutti riuniti, il “mastro generale”, e cioè Pasquale Zappia. Una scena degna del film “Il Padrino”, ma senza smoking, una versione con abiti casual in stile provincia milanese.
CONTINUA DOPO IL SALTO CON L’ARTICOLO
L’altro filmato è avvenuto in Aspromonte, alla Madonna dei Polsi, dove si sono riuniti i boss calabresi. Senza l’aiuto di pentiti, sono stati documentati circa quaranta incontri. E da quanto raccontano i documenti redatti dai carabinieri e dalla polizia, è stata fatta una fondamentale scoperta. La ‘ndrangheta sinora non era mai stata considerata come una struttura unitaria, cioè non sembrava “come” Cosa Nostra. E se allora, per stabilire le regole in Sicilia, ci volle il pentito Tommaso Buscetta, qua, oggi, per comprendere le regole calabresi è stato necessario un lavoro certosino. Ma, piano piano, sono emersi i tre mandamenti della ‘ndrangheta in Calabria, poi un organo di vertice, che “ne governa gli assetti, assumendo o ratificando le decisioni più importanti”.
E poi esiste – ed è sorprendente – “La Lombardia”, cioè la federazione dei gruppi trapiantati al Nord, con una “Camera di controllo deputata al raccordo tra le strutture lombarde e calabresi”. Una “struttura unitaria”, accusano i pm, e hanno scoperto che, ovviamente, i clan al Nord avevano in mente di prendersi qualche buon appalto per l’Expo. Non ci sono riusciti “per il fallimento” della Perego general contractor srl: una ditta di rilievo dove Salvatore Strangio, espressione della famiglia Pelle, soprannominata “Gambazza”, faceva il bello e cattivo tempo, per favorire “numerose imprese controllate dagli affiliati lombardi”. Ne sono stati individuati ben 160, ma i boss si dicono “che hanno circa 500 unità”.
I procuratori Boccassini e Pignatone, che hanno organizzato questa retata senza precedenti, si sono convinti che sia stato il sequestro di Alessandra Sgarella, portata via dalla sua casa bella zona di San Siro nel dicembre del 1997, l’ultima “azione” dei clan tradizionali. Dal Duemila la ‘ndrangheta si è trasformata in “mafia imprenditrice”.
Ci sono i criminali, ma accanto a loro affiliati lombardi, spesso senza problemi con la giustizia, com’è il caso di un alto funzionario della sanità lombarda: “In virtù del proprio ruolo istituzionale – viene detto di lui – assicura l’assistenza sanitaria, ma anche l’interessamento per investimenti immobiliari e coltiva e sfrutta per i “fini comuni” i legami con gli esponenti politici locali”. L’inchiesta sembra riguardare anche il recente voto in Lombardia. Inoltre, da una lavanderia nel centro commerciale di Siderno, gestita dal boss Giuseppe Commisso, si è arrivati a nove locali individuati a Toronto e uno a Thunder Bay, controllati dalla provincia di Reggio. Un’intera rete di relazioni, affari, sembra venire allo scoperto e sono stati sequestrati beni per 60 milioni di euro.
Tra le persone arrestate a Milano, Carlo Antonio Chiriaco, classe 1959, nato a Reggio Calabria, direttore sanitario dell’Asl di Pavia, Francesco Bertucca, imprenditore edile del pavese e Rocco Coluccio, biologo e imprenditore residente a Novara. I tre sono ritenuti responsabili di aver fatto parte della ‘ndrangheta attiva da anni sul territorio di Milano e nelle province vicine. Nel corso dell’operazione sono state fatte 55 perquisizioni e sequestri di beni immobili, quote societarie e conto correnti il cui valore è ancora da quantificare.
E in manette è finito anche Domenico Oppedisano, 80 anni, considerato dagli investigatori l’attuale numero uno delle cosche calabresi. La sua nomina a ‘capocrimine’ – cioè colui che è al vertice dell’organismo che comanda su tutte le ‘ndrine ed e’ denominato ‘Provincia’ – sarebbe stata decisa il 19 agosto del 2009 nel corso del matrimonio tra Elisa Pelle e Giuseppe Barbaro, entrambi figli di boss. Un particolare significativo del personaggio: quando Oppedisano doveva parlare non usava il telefono. I suoi ordini arrivavano a Bollate attraverso Rocco Ascone, caposocietà e vicario della cosca locale comandata da Vincenzo Mandalari.





[...] il comunicato stampa dell’amministrazione comunale. Il comune risponde riguardo al maxiblitz di cui vi abbiamo parlato. Per correttezza, vi ricordiamo ancora il video di risposta del Presidente del Centro Falcone e [...]
[...] si aprirà la discussione concernente i fatti gravi di questi ultimi giorni, riguardanti la cosca lombarda della ‘ndrangheta e l’elezione nel centro Falcone e Borsellino. Vi ricordiamo che potete seguire in diretta i [...]
[...] di 3 odg urgenti, il Presidente del Consiglio riconosce l’urgenza ai 2 temi riguardanti il centro Falcone e Borsellino, escludendo il terzo odg sulla bocciatura dell’interramento della Rho-Monza da parte della [...]
[...] parla delle presunte infiltrazioni di Mandalari, il boss di collegamento nell’incontro al centro Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano, nella società pubblica I.A.NO.MI, che si occupa di riserve idriche e [...]
[...] la maxi operazione di arresti per ‘ndrangheta in Lombardia, dopo il blitz che ha portato a 300 arresti durante lo scorso luglio. Come ricorderete, Paderno Dugnano si è trovata al centro [...]
[...] tv pubblica. Perchè ne parliamo? Saviano ha citato nel proprio monologo l’episodio avvenuto il 31 ottobre 2009 al Centro Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano, dove si è svolta l’assemblea dei boss [...]
[...] ritira l’affiliazione al Centro Falcone e Borsellino. Dopo il maxiarresto delle cosche della ’ndragheta in Lombardia nel luglio scorso, il circolo [...]
[...] diventate la spina dorsale dell’inchiesta contro la ‘ndrangheta al Nord sfociata in 300 arresti tra Calabria e Brianza. Quelli di «giù», i capicosca della Calabria, non avevano certo gradito tanta loquacità. Ma [...]
[...] A margine dell’incontro il Giudice Calabrò, rilasciando un’intervista esclusiva a Paderno 7.0, parla dell’importanza della sensibilizzazione al problema mafia, non tralasciando la triste vicenda del summit mafioso al Centro Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano, ormai simbolo dell’operazione Infinito che ha portato lo scorso luglio agli arresti centinaia di persone. [...]
[...] dell’ordine, coordinate dalla D.I.A. di Milano, che ha portato la scorsa settimana all’arresto di 300 persone in Lombardia per legami con l’ndrangheta e che ha avuto ampia rilevanza mediatica, anche internazionale, [...]
[...] Ricorderete tutti le circostanze della chiusura: dopo il maxi blitz che ha portato all’arresto di centinaia di mafiosi in tutta la Lombardia nel luglio scorso, il centro fu al centro dell’attenzione di tutti i [...]