MENU’ E TRADIZIONI LOCALI NELLE SCUOLE PADERNESI. CHI DESIDERA RISCOPRIRE LA CULTURA LOMBARDA DEVE VOLERE LA SECESSIONE?

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“Arriva la rivoluzione lùmbard”, per poco non titolavano i blog e quotidiani. “I leghisti hanno invaso anche la roccaforte di Paderno Dugnano” sembravano pensare molti, dopo aver saputo delle nuove iniziative che l’amministrazione comunale riserverà nelle scuole padernesi. E certo, perchè cogliere degli spunti da ciò che si sperimenta sui tavoli della politica nazionale può sembrare fuori luogo, e si espone alle mille polemiche poltiche che sentiamo ogni giorno sui quotidiani e nei telegiornali.

Ma cosa succederà veramente a Paderno? Nulla di così rilevante. Due saranno le ‘novità’ che gli alunni noteranno nelle loro scuole. Una di queste riguarderà un nuovo menù, definito appunto ‘lùmbard’, dove i bambini e ragazzi avranno modo di assaporare i gusti di cinque provincie della propria regione, in alterativa agli altri assortimenti già previsti. Bene, in alternativa. Questo significa che nessuno obbligherà i nostri bambini a diventare dei piccoli ‘leghisti’ o a combattere per l’indipendenza della Padania, ma semplicemente si offrirà ai genitori di scegliere qualcosa di nuovo per il pranzo dei propri figli. E questo può sembrare ancor più normale se si pensa che già qualche anno fa vennero proposti nelle scuole nostrane dei menù a base etnica e regionale, per far conoscere qualcosa di nuovo e concreto, che vada oltre i rigidi programmi scolastici con cui si infarciscono le menti degli studenti. Nulla di più.

E dove sta allora lo scandalo? Forse nel fatto che si è parlato di dialetti regionali, tradizioni locali e quant’altro nei dibattiti politici recenti; polemiche che stimolano altre polemiche, se un provvedimento in territorio comunale riprende qualcosa di vagamente riconducibile alla politica nazionale in questione.

Ma arriviamo alla seconda novità, incentrata appunto sul tanto discusso ‘insegnamento’ del dialetto locale nelle scuole padernesi. Per precisare, questo provvedimento non prevederà nè l’abolizione della lingua italiana nè l’instaurazione del ‘federalismo linguistico’. Semplicemente, l’assessore alla cultura Rodolfo Tagliabue sta predisponendo, con l’aiuto delle strutture padernesi, dei corsi in grado di istruire i nostri figli su ciò che sono i nostri usi e costumi, alla riscoperta delle tradizioni padernesi (che esistono, ma forse nessuno conosce veramente…).

Questo è tutto. E dove sta il problema? Perchè bisogna per forza rinchiudersi in futili distinzioni politiche, del tutto inutili nel ristretto ambito degli enti locali, per lodare o rifiutare una qualche novità, di cui forse si sarebbero accorti soltanto gli stessi studenti in assenza di polemiche? Basterebbe basarsi su ciò che effettivamente può essere utile ai propri concittadini, senza eccepire note di disgusto e di lode solo perchè proveniente da un partito politico o da un altro.

 

2 Risposte

  1. avatar GC80

    12/03/2009, 11:21 am

    Completamente d’accordo! Non è giusto fare di ogni proposta un affare di stato, con mille veleni. Oramai di milanesi ce ne sono pochi, però è giusto -per tutti coloro che vivono qui- conoscere ed apprezzare le tradizioni locali; non vedrei male neppure un corso di milanese nelle scuole, come già fanno le regioni Trentino e Friuli. Sarebbe,forse,l’unico modo per non perdere altri “pezzi” della nostra cultura e storia.

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  2. avatar Francesco Rienzo

    12/03/2009, 12:47 pm

    Concordo. Ed il bello è che io non sono certo di origini milanesi! Pur essendo un pugliese DOC nato a Milano, mi piacerebbe poter scoprire le tradizioni del paese in cui vivo. E non si tratta di niente altro, se teniamo conto che quando andiamo al sud le tradizioni del posto si sentono in maniera più prepotente. Saprei parlarvi di usi e costumi pugliesi, ma non certo di quelli milanesi. E perché dev’essere così?

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