‘NDRANGHETA A MILANO, TUTTI CONDANNATI I 110 IMPUTATI DEL MAXIPROCESSO

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Centro Falcone e Borsellino 31 ottobre 09, i boss coprono le finestre (www.paderno7onair.it)Ce ne eravamo occupati moltissimo, la notizia di un incontro tra capi della ‘ndrangheta lombarda avvenuto proprio nel Centro Falcone e Borsellino fece scalpore: l’idea che la mafia potesse riunirsi sotto il ritratto di chi aveva speso la propria vita nel combattere la criminalità organizzata creò un moto di indignazione e disgusto. Per rileggere tutti i nostri articoli sull’argomento clicca qui.

(Fonte: il Messaggero)

MILANO. Tutto come in primo grado. Nel maxi processo con rito abbreviato sulle cosche della ‘ndrangheta in Lombardia i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno confermato le 110 condanne inflitte dal gup Roberto Arnaldi nel Novembre 2011, riducendo lievemente le pene. La più alta: 15 anni e 3 mesi per Alessandro Manno, capo della «locale» di Pioltello. La decisione della prima Corte d’Appello, presieduta da Rosa Polizzi, è arrivata al termine di nove ore di camera di consiglio. E al termine della lettura del dispositivo, durata circa un’ora, la reazione degli imputati nelle gabbie non si è fatta attendere: hanno applaudito al verdetto con un atteggiamento ironico, quasi sfidando i giudici. Le lievi riduzioni di pena hanno riguardato una quarantina di imputati, tra questi Alessandro Manno, che è passato da 16 anni a 15 anni e tre mesi di carcere, Cosimo Barranca, ritenuto il boss della cosca di Milano, da 14 a 12 anni di carcere, Vincenzo Mandalari, capo della «locale» di Bollate, da 14 anni a 12 anni e otto mesi. Ridotta la pena anche a Pasquale Zappia, nominato «capo dei capi» durante una riunione a Paderno Dugnano: per lui si è passati dai 12 anni inflitti in primo grado a 9 anni in appello.

Invariata invece la pena dell’ex sindaco del comune di Borgarello (Pavia), Giovanni Valdes, che si è visto confermare un anno e quattro mesi (pena sospesa) per turbativa d’asta. Le infiltrazioni della mafia calabrese vennero svelate con l’operazione «Infinito» del Luglio 2010, coordinata dalla Dda di Milano guidata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Un milione e 494.604 le conversazioni ascoltate in 25.000 ore di intercettazioni telefoniche su 541 utenze e in altre 20.000 ore di intercettazioni ambientali, oltre 63.840 ore di videoriprese e 625 servizi di osservazione effettuati da cinquanta militari impegnati a rotazione giorno e notte. Da qui è scaturito un impianto accusatorio che fa ritenere come la ‘ndrangheta in Lombardia «non può più essere vista semplicemente come un insieme di ‘ndrine, tra di loro scoordinate e scollegate, i cui componenti di vertice si incontrano saltuariamente per momenti conviviali», ma è «una organizzazione unitaria» che col tempo «si è dotata di un certo grado di indipendenza dalla “casa madre”» calabrese, rileva nelle motivazioni della sentenza di primo grado il gup Arnaldi. Il 31 Ottobre 2009, nel centro per anziani «Falcone e Borsellino» di Paderno Dugnano, si è tenuto il summit più importante: «Occasione nella quale si assiste a una vera e propria elezione, all’unanimità, dell’unico nuovo referente della Lombardia».

 

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