PCP: PADERNO COMIX POST. “PUELLA MAGI MADOKA MAGICA. L’INIZIO DELLA STORIA”

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Madoka MagicaPuella Magi Madoka Magica è un anime del 2011 a opera dello Studio Shaft e della durata di 12 episodi, che tratta di una ragazzina giapponese di nome Madoka Kaname alla quale viene data la possibilità di diventare una maga e combattere le malvage streghe, avendo come contropartita l’esaudimento di un desiderio a sua scelta.

Generalmente mi astengo dal parlare di tale anime, specialmente su internet: il motivo è che spesso il solo nominarlo genera intensi e interminabili flame tra persone che lo odiano e fan sfegatati che lo dipingono come un capolavoro assoluto. Io mi trovo ad occupare una posizione intermedia tra i due estremi: confesso di aver apprezzato molto l’anime originale e posso, senza troppe remore, definirmi un “fan”, anche se a parer mio i capolavori sono ben altra cosa.

Confesso però di essere rimasto abbastanza interdetto quando ho saputo dell’annuncio di una trilogia cinematografica dedicata a Madoka Magica: passi pure il terzo film, che dovrebbe presentare una storia inedita posteriore al finale della serie (anche se sinceramente trovo che il finale dell’opera non lasci spazio ad eventuali sequel), ma è davvero necessario dedicare ben due film riassuntivi a un’opera di appena 12 episodi, peraltro uscita da pochissimo? Con questo dubbio nel cuore mi sono recato a vedere L’inizio della storia, il primo film riassuntivo proiettato al cinema solo per un giorno come parte del progetto Nexo Anime.

Che dire: il film ha rispecchiato appieno quelle che erano le mie aspettative. Purtroppo però, come avrete intuito, le mie aspettative nei suoi confronti erano decisamente basse: non si può infatti definire un vero e proprio riassunto, in quanto degli episodi originali non è stato tagliato praticamente nulla, e neppure un retelling, in quanto non aggiunge, né altera nulla di ciò che era il progetto originale; semplicemente sono i primi otto episodi con qualche fronzolo grafico in più e una regia leggermente diversa. Regia che, peraltro, mi ha lasciato piuttosto dubbioso.
Generalmente apprezzo il visionario stile di Akiyuki Shinbo, già regista della serie anime, ma in questo contesto ho avuto la netta impressione che si sia preoccupato di strizzare l’occhio ai fan piuttosto che cercare di stupirli. Ciò si evince già dall’opening del film che, nel suo essere palesemente rivolta ai fan, finisce per diventare incomprensibile e addirittura spoilerosa per chi va a vedere il film senza sapere nulla dell’opera originale e questo è a parer mio sbagliato, poiché i film riassuntivi dovrebbero essere indirizzati principalmente a questo secondo tipo di pubblico.

Un altro elemento che mi ha fatto storcere il naso sono le sequenze di trasformazione delle ragazze in maghe, decisamente allungate e spettacolarizzate rispetto alla versione per il piccolo schermo; ora, forse sono io che ho frainteso le intenzioni della produzione, ma personalmente ho sempre ritenuto che le sequenze di trasformazione in Madoka Magica fossero volutamente minimali e sbrigative proprio per differenziarsi dai comuni Majokko, per far capire allo spettatore che l’elemento importante, l’essenza dell’opera, non era quella. Che senso ha, dunque, inserire delle sequenze così elaborate se non il voler soddisfare a tutti costi gli otaku più incalliti, cioè la fetta di pubblico con il maggiore feedback economico verso l’azienda? Un vero peccato che si sia osato così poco, specialmente considerando che gli spunti su cui lavorare c’erano eccome: si poteva per esempio concentrarsi maggiormente sul combattimento con la strega Charlotte, trattato forse in maniera ancor più sbrigativa della serie TV, tagliando magari qualcuno dei numerosi piagnistei delle protagoniste i quali, nonostante siano giustificati appieno dal duro contesto e dalla loro giovane età, sparati di fila per due ore di film invece che diluiti per otto episodi possono risultare un po’ pesanti. Lo stesso Shinbo sembra accorgersi di questa mancanza di audacia della sua regia e tenta in qualche modo di porvi rimedio. Come? Inserendo filtri in bianco e nero dove prima non c’erano. L’apoteosi dello sperimentalismo, insomma.

Anche sul fronte della direzione artistica ho delle remore: sono ben lieto che le ambientazioni interne alle barriere delle streghe siano state rese in maniera ancora più gotica e arzigogolata rispetto alla serie TV, lo stesso non posso dire però dei paesaggi urbani. È sicuramente vero che un certo surrealismo di fondo rappresenta il marchio di fabbrica dello Studio Shaft, ma modificare il tetto di una scuola fino a renderlo più simile al tetto di una cattedrale non mi sembra sintomo di surrealismo, quanto piuttosto di idiozia. Senza poi considerare le sedie dell’ospedale, semplicemente ridicole.

Nulla da eccepire invece sul fronte musicale: Kajiura Yuki è in ottima forma e, oltre a riproporci i brani classici della serie, ci delizia con alcune tracce totalmente nuove, come l’ottima “Mirai”(video), versione più articolata e cantata in giapponese del celebre “Credens Justitiam” (che trovate qui). Buono anche il tema di apertura, “Luminous” delle ClariS , anche se continuo a preferire la sigla della serie TV, “Connect” (anch’essa delle ClariS).

Sul fronte del doppiaggio italiano l’unica cosa che posso dire è: mi dispiace. Mi dispiace per Dynit, che si è tanto adoperata per ottenere un doppiaggio italiano all’altezza, tanto da far scegliere le doppiatrici ai fan stessi. Mi dispiace per le doppiatrici, che si sono visibilmente impegnate a fondo nei loro ruoli per non deludere il fandom. Mi dispiace ma, quando sul fronte giapponese ci sono nomi quali Eri Kitamura (Sayaka), Emiri Kato (Kyubey) e, soprattutto, Chiwa Saito (Homura), il confronto è semplicemente perso in partenza. Le doppiatrici nostrane sono molto abili e competenti, ma le loro voci peccano totalmente di quella naturalezza, di quella spontaneità che le seiyuu giapponesi hanno saputo abilmente infondere ai personaggi.
Menzione di merito va certamente a Veronica Puccio che si trova perfettamente a suo agio nel personaggio di Kyoko e riesce a fornire un’interpretazione piuttosto coinvolgente; nota negativa invece sulla Scifoni (Mami), troppo costruita e innaturale, e su Joy Saltarelli (Madoka), che non recita male, ma è riuscita a sparare certi acuti tali da spaventare tutta la sala (forse, in formato home-video, l’effetto non sarà così devastante).

Che dire, dunque? Questo film (e con ogni probabilità anche il suo sequel) non è altro che una mera manovra commerciale, realizzata solo per spillare altri soldi ai fan più accaniti, soldi che, si spera, serviranno a realizzare un terzo film degno di tale nome. Sconsiglio la visione di questo film ai fan della serie, in quanto non ci troveranno niente di nuovo che possa stimolare il loro interesse. Per quanto riguarda i novizi questo primo film potrebbe sicuramente costituire un buon punto di partenza, ma a parer mio il miglior modo di vedere Madoka è tramite l’ottima edizione home-video della Dynit (disponibili sia i DVD che i Blu-Ray) o tramite lo streaming sul sito PopCorn TV. In ogni caso, guardatelo in lingua originale con i sottotitoli, non ve ne pentirete.

 

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