PCP: PADERNO COMIX POST. “SAINT SEIYA – I CAVALIERI DELLO ZODIACO”, IL SUCCESSO DELLA SERIE ANIMATA IN GIAPPONE E IN ITALIA

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Seiya con indosso la prima versione del Cloth di Pegasus, versione animeCAPITOLO PRECEDENTE: SAINT SEIYA – L’INIZIO
PCP, la rubrica di Paderno Comix (Seconda edizione – Fiera il 16/17 giugno 2012)!

L’anime

Visto l’esplosivo successo che ebbe il manga di Saint Seiya al suo esordio su Shonen Jump, la trasposizione animata vide la luce con una rapidità sorprendente: il primo episodio venne infatti trasmesso nell’Ottobre del 1986, ad appena 10 mesi dalla prima pubblicazione della versione cartacea. L’anime divenne in poco tempo popolarissimo, persino più del manga stesso, tanto che molti fan considerano la versione animata il vero fulcro del successo di Saint Seiya, attribuendo al manga solo meriti minori.

L’ALTA QUALITA’
Ora, senza voler togliere nulla all’opera originale del maestro Kurumada, va detto che effettivamente la qualità dell’anime ha dell’incredibile; basti pensare allo splendido charachter design dell’opera, a cura dei grandissimi Shingo Araki (che riposi in pace) e Minchi Himeno, i quali rivisitarono completamente le tavole originali di Kurumada rendendo a tutti gli effetti l’anime di Saint Seiya una delle opere graficamente più maestose nella storia dell’animazione giapponese. Tra i loro meriti evidenziamo principalmente: enorme cura per i visi dei personaggi, molto più vari ed espressivi rispetto all’opera cartacea, maggiore complessità di alcune armature e abolizione della monocromia per i Bronze Cloth. Menzione d’onore va fatta per le musiche di Seiji Yokoyama, sempre di grande emozione, e per le ormai leggendarie sigle d’apertura, “Pegasus Fantasy” dei Make-Up e “Soldier Dream” di Hironobu Kageyama

L’ADATTAMENTO ITALIANO “EPICO”
DOPO IL SALTO, IL VIDEO CON LA CITAZIONE DI DANTE

Seiya con indosso la prima versione del Cloth di Pegasus, versione manga

Riguardo l’adattamento italiano dell’opera va certamente citato un elemento molto particolare: visti infatti i numerosi riferimenti dell’opera alla mitologia greca si decise di adottare un doppiaggio dai toni molto aulici e classicheggianti (con tanto di citazioni poetiche: guarda il video alla fine dell

‘articolo), volti ad accentuare l’epicità della serie. Se da un lato questa scelta non presenta delle giustificazioni credibili a livello di trama (come possono essere così acculturati dei ragazzi che hanno passato la vita a combattere?), dall’altro si rivelò incredibilmente azzeccata, tanto che alcuni ritengono il doppiaggio italiano addirittura migliore dell’originale.

L’anime proseguì in patria per tre anni, adattando interamente la saga del santuario (con alcune aggiunte) e la saga di Poseidone; furono anche creati 4 film, di cui uno celebrativo per il ventennale di Shonen Jump, e una saga esclusiva per l’anime, la cosiddetta saga di Asgard, che vede i Saint di Athena in lotta contro Odino. La chiusura della serie nel 1989 fu piuttosto improvvisa e i reali motivi di questa decisione sono tutt’oggi poco chiari; certo è però che la repentina fine dell’anime contribuì grandemente al calo di popolarità della serie che portò il manga alla chiusura due anni dopo.

I SEGUITI RECENTI DI HADES
Nel 2002 ebbe inizio un nuovo progetto di OAV (Original Video Animation, cioè anime creati direttamente per l’home video) volto ad adattare la parte finale del manga, la saga di Ade, mai toccata dalla serie animata “classica”: i primi 13 OAV, intitolati “Saint Seiya Hades: Chapter Sanctuary”, ebbero un riscontro di pubblico e di critica estremamente positivo. Sull’onda di tale rinnovato successo Kurumada lanciò insieme allo staff dell’anime un nuovo progetto, il “Tenkai Hen Overture” (“Introduzione alla saga del cielo”), un film cinematografico di Saint Seiya che avrebbe dovuto fare da prologo alla famigerata saga di Zeus. Nonostante l’altissimo budget stanziato e il grande impegno da parte di tutto lo staff, il film fu un enorme flop: questo fallimento portò ad una definitiva rottura tra Kurumada e la quasi totalità dello staff di animazione, colpevole secondo il mangaka di non aver seguito alla lettera le sue disposizioni riguardo la realizzazione del lungometraggio.

Fu così che, alla fine di questo inglorioso progetto, Kurumada si trovò a dover proseguire la serie di OAV con uno staff quasi interamente nuovo e un budget limitatissimo, e risultati furono tragicomici: la seconda parte della serie, intitolata “Saint Seiya Hades:Chapter Inferno”, è tristemente ricordata per le animazioni legnose, le proporzioni sballate e una lunga serie di errori e dimenticanze che hanno del ridicolo, come il celebre caso del generale infernale Radamante erroneamente disegnato senza piedi. Nella terza parte della saga, “Saint Seiya Hades: Chapter Elisyon”, si riscontrò una maggiore cura dell’aspetto tecnico serie, ma i problemi sopraelencati vennero risolti solo in maniera parziale e le vette qualitative toccate dal “Chapter Sanctuary” non vennero mai più raggiunte. Tutt’oggi una grossa parte dei fan di Saint Seiya reclama a gran voce il rifacimento dei “Chapter Inferno” e “Chapter Elisyon”, ma finora nessuno di loro è stato ascoltato.

MARTEDI PROSSIMO: I MYTH CLOTH, LE ARMATURE

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