“R COME ROMPISCATOLE”: GOVERNARE L’EMIGRAZIONE, INTERVISTA AD ANDREA ZAMBIANCHI E LA RISPOSTA DI FRANCESCO RIENZO

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Zambianchi

Quando Francesco Rienzo alla presentazione della Lista Civica Vivere Paderno ha parlato di un ufficio informativo per l’occupazione giovanile gli ho fatto notare che per i giovani è molto importante più che avere le poche offerte di lavoro del territorio avere un aiuto per andare all’estero.
Mi è sembrato sensibile all’argomento per cui ho intervistato un amico esperto sul tema, Andrea Zambianchi, che con Aamir Haroon ha creato EdUKonnections.

Dopo che gli ho fatto leggere l’intervista che segue Rienzo, che ora è consigliere comunale della maggioranza, ha così commentato: «Trovo che sia interessante l’idea di una convenzione tra il Comune e quelle associazioni che forniscono servizi studio/lavoro all’estero. È da queste relazioni che, a mio parere, deve partire il progetto di un Informagiovani dinamico. In questo caso specifico, sia attraverso la possibilità di uno sconto sui corsi (ad esempio, come per alcune Università milanesi, alcune ore di lezioni gratuite), sia attraverso la possibilità di interagire direttamente con queste associazioni nel proprio Comune di residenza. Dobbiamo trovare il modo di fornire ai giovani un ventaglio di opportunità per il futuro».

Andrea, com’è nata la tua azienda?
Il progetto EdUKonnections è nato tra fine 2008 inizio 2009 per aiutare in particolare gli italiani ad avere uno sbocco in più a livello mondiale attraverso l’utilizzo migliore della lingua inglese, cosa che, qui in Italia, è stata sempre abbastanza scarsa per il nostro sistema scolastico. Abbiamo iniziato a contattare e visitare direttamente delle scuole e delle strutture a Londra, con cui abbiamo stretto accordi di collaborazione diretta.
Questo vuol dire – cosa molto importante – che tutto ciò che noi proponiamo non ha provvigioni aggiunte, cioè costa come costerebbe all’estero.

Vi occupate solo di corsi di inglese?
I nostri programmi variano a seconda dei corsi di varie lingue all’estero. Facciamo anche russo, cinese. In realtà, a parte l’inglese, vista la globalizzazione e anche l’EXPO che sta arrivando qui a Milano, sarebbe opportuno conoscere altre lingue compreso arabo, hindu, cinese e soprattutto spagnolo perché il bacino ispanico, compreso quello sudamericano, è in grande ascesa, dunque è facile che i prossimi investitori vengano da lì.

Fate solo corsi o anche stage?
Fatti gli accordi abbiamo iniziato a promuovere dapprima i corsi di lingua, poi degli stage, che ora coprono tutti i settori: da ingegneria a marketing. Inoltre, grazie alle nostre strette collaborazioni, possiamo cercarne in settori non a catalogo.

Gli stage sono retribuiti?


Uno dei programmi più interessanti è quello legato al settore ospitalità (hotel, bar, ristoranti etc). Questo prevede che chi partecipa possa lavorare, guadagnare dei soldi e vivere appieno 24 ore su 24 la vita all’estero non da turista, ma da lavoratore. Sono retribuite le spese del programma: quelle relative ai visti vengono ripagate dallo stipendio. Presupponendo, infatti, che il livello di inglese non sia già sufficiente a poter lavorare in Inghilterra, almeno un paio di settimane di corso di inglese sono previste.

Che titolo di studio serve?
Per partecipare basta avere un diploma, non necessariamente nel settore alberghiero. Viene raccomandata un’età massima intorno ai 30 anni perché, un po’ come da noi, un lavoro da studente non è ben visto. La partecipazione è soggetta a un colloquio iniziale per capire dove la persona è più adatta a operare: c’è chi è più predisposto all’hotel in città, altri in un bar o, chi ha già fatto esperienza, per i servizi ai piani di un hotel.
Cosa importante: quando una persona decide di partecipare deve sapere che prima di lasciare l’Italia avrà già tutti i documenti in mano, avrà già parlato con il titolare e sarà in regola.

Voi seguite la persona anche in loco?
Durante tutto il periodo di lavoro un nostro rappresentante locale sarà in costante contatto per ogni necessità e informazione. E chiunque partecipa al programma sarà seguito per la parte burocratica in loco, dal conto bancario all’ottenere la Union Card.

Che vantaggi dà questo tipo di stage?
Un programma di questo tipo ha molteplici vantaggi, ma vorrei focalizzarmi sulle prospettive future che può dare. Fare un’esperienza all’estero non solo dà un valore aggiunto al curriculum e alla crescita personale, ma dà anche la possibilità di trovare sbocchi per il futuro. È vero, infatti, che il programma è limitato nel tempo, ma durante quel periodo si ha modo di conoscere, vedere e trovare altre possibilità magari in modo definitivo. Questo perché un imprenditore inglese, quando assume, preferisce chi ha già avuto un’esperienza in loco e conosce la lingua a livello necessario per lavorare sia, con i clienti, sia con il personale interno.

E per chi ha più di 30 anni?
Per quel che riguarda le persone sopra i 30 abbiamo anche la possibilità di fare seguire programmi di volontariato in vari paesi del mondo, in alcuni paesi europei e, in particolar modo in Africa, Asia del Sud, Sudamerica, Australia eNuova Zelanda. Sono programmi in Italia poco valorizzati perché abbiamo una cultura diversa, ma in altri paesi danno un valore aggiunto ai curriculum.

Cosa ne pensate di una convenzione con enti locali?
La convenzione sarebbe positiva per questi enti perché gli uffici che hanno offerte limitate. Noi diamo la possibilità di aggiungere a quelle un’offerta che garantisce il lavoro: si parte dall’Italia con un posto di lavoro relativamente al quale si sa cosa si fa, quante ore si fanno. E questo col vantaggio che lo si fa all’estero, quindi con prospettive diverse.
Il comune avrà l’unico onere di rendere pubblici i nostri programmi: l’aggiornamento sull’avanzamento degli stessi sarà fatto da noi, quindi non dovrà aggiungere sostanzialmente lavoro a quello che fa. E i genitori saranno felici di essere informati su quello che fanno i loro figli.

 

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