RIENTRO A SCUOLA CON UN NUOVO INTERROGATIVO: I VACCINI

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Il ritorno sui banchi di scuola quest’anno avrà questioni ben più importanti cui rispondere che non quali quaderni, comprare e di che colore debbano avere le copertine. Questa volta le preoccupazioni riguardano i libretti vaccinali degli studenti, specie i più piccoli, che dovranno essere idonei all’ammissione secondo le nuove linee dettate dal Governo e, si sa, non esiste legge che non comporti malcontenti, specialmente se sembra andare contro l’opinione pubblica di tendenza.

Io me lo ricordo ancora il primo giorno del corso di Immunologia all’Università: senza alcuna retorica, ero affascinata dagli argomenti che avremmo trattato (avevo dato una sbirciata al libro di testo), specialmente la parte sui vaccini e sulle malattie infettive. Il concetto di vaccino per me, come penso per tutti quelli della mia generazione, è praticamente innato: è ancora vivida la mia disperazione di fronte all’ago e l’odore di alcol; disperazione che si trasformò in opportunità quando presi coscienza del fatto che ogni puntura mi avrebbe fatto guadagnare un giocattolo nuovo, ma questa è un’altra storia. In altre parole, faccio parte di quella fetta di popolazione che ha la fortuna di potersi proteggere da malattie che fino a non troppi anni fa erano causa di sofferenza e morte sicura. Dietro quella che ho chiamato “fortuna” ci sono secoli di studi iniziati con il successo british-museumdell’intuizione del medico inglese Edward Jenner (1749-1823) per la cura del vaiolo. Nel 1798 Jenner potè finalmente inoculare il vaccino anche ad uno dei suoi figli e possiamo solo immaginare la gioia di un padre in una simile circostanza. Come ogni nuova scoperta che si rispetti, il vaccino ebbe sin da subito accaniti oppositori, tra cui spiccavano coloro che non tolleravano che vi fosse passaggio di materiale dall’animale all’uomo (stesso ribrezzo che provano molti oggi quando si parla di trapianti o di insulina), ipotizzando la nascita di mitiche chimere, come si può vedere da un’illustrazione a firma del disegnatore dell’epoca James Gillray ed esposta oggi al British Museum.

Le associazioni anti-vacciniste sono nate nello stesso momento in cui è nato il vaccino stesso e non possiamo certo biasimarle: penso che anche io avrei avuto dei tentennamenti di fronte ad una tecnica simile ma credo altrettanto sinceramente che quando non si hanno più speranze si tenti qualunque soluzione; che è poi lo stesso motivo per cui non riesco ad avere un giudizio tranciante nei confronti di chi, disperato, si affida alle cure di presunti santoni che promettono guarigioni miracolose con il bicarbonato. Nel 2017 il discorso però è nettamente diverso. Come dicevo, da quel lontano 1796, anno in cui il piccolo James Phipps ricevette il primo vaccino della Storia, si sono susseguiti numerosi studi e sperimentazioni, che interessarono tra l’altro anche Luigi Sacco (1769-1836), pioniere dell’antivaiolo in Italia, e mentre inizialmente non si poteva contare su una scientificità del metodo, in quanto si basava solo su dati empirici, oggi possiamo invece dirci sicuri quando parliamo di vaccini, avendo dalla nostra non solo dei dati più che rassicuranti, ma anche una solida sperimentazione che si è resa via via migliore con l’avvento delle nuove scoperte in ambito di Biologia Molecolare, Genetica, Microbiologia etc. Oggi, quindi, non riesco ad essere paziente nei confronti di chi si ostina a voler trovare complotti, di chi rifiuta la Medicina a favore di teorie tratte da singoli episodi o, peggio ancora, da leggende metropolitane, tra cui la più clamorosa è senza dubbio quella legata al nome di Andrew Jeremy Wakefield, un medico che nel 1998 pubblicò un articolo sulla rivista The Lancet ipotizzando una relazione causale tra il vaccino trivalente (MPR, morbillo – parotite – rosolia) e l’autismo. Nonostante la pubblicazione riportasse nero sui bianco che tale relazione non trovasse supporto nei dati ottenuti, Wakefield suggerì personalmente di fare attenzione al trivalente MPR e di eseguire distintamente i tre vaccini, scatenando un comprensibile panico nella popolazione. Grazie ad un’inchiesta a firma del giornalista Brian Deer si scoprirono pian piano gli altarini: dati manipolati, interessi economici in gioco… insomma, una serie di accuse fondate che si tradussero in una condanna da parte dell’Ordine dei Medici, che nel 2010 radiò dall’albo Wakefield, mentre l’articolo del ’98 fu ritirato da The Lancet; peccato, però, che la miccia fosse ormai esplosa.

vaccini_veroGli antivaccinisti che parlano di Scienza corrotta e di BigPharma dovrebbero ricordare questo: un caso lampante di come una volta messe in circolo le notizie si faccia fatica ad eradicarle anche dopo che sono state ufficialmente dichiarate false. La Scienza si basa su numeri, prove, in due sole parole: metodo scientifico, e tutto ciò che non lo rispetta non può e non deve essere preso in considerazione. E dato che di Scienza si tratta è necessario mettere sui due piatti della bilancia rischi e benefici e nell’immunizzazione i primi superano di gran lunga i secondi. Chi è alla ricerca di un farmaco con zero rischi e zero effetti indesiderati farebbe bene a mettersi l’anima in pace (no, nemmeno le tanto lodate sostanze naturali sono sicure al 100%, anzi…). Lo studio di Wikefield fu causa di una drastica riduzione delle vaccinazioni fino a non garantire più la copertura minima (95%), quella necessaria a mantenere il cosiddetto “effetto gregge” (Herd Immunity) per cui maggiore è il numero di vaccini_falsopersone immuni ad una certa malattia e maggiore sarà l’effetto protettivo per tutta la comunità, compresi coloro che non ne sono immuni. Per questo motivo, chi pensa di non vaccinare i propri figli “perché tanto sono comunque al sicuro” sbaglia: l’immunità di gregge funziona, appunto, se è garantita una certa soglia di immunizzati e considerando che ci sono individui che per diversi motivi non possono esserlo, è bene (per sé e per gli altri) che chi può si vaccini. Mi verrebbe quindi da dire che vaccinarsi è come votare: un diritto e un dovere, un dovere nei confronti di se stessi e di tutta la comunità, non dimenticando mai che la libertà individuale finisce dove inizia quella collettiva. Fino ad ora abbiamo potuto fare affidamento al buon senso della popolazione, una popolazione sufficientemente istruita e civilizzata che comprendesse bene la fortuna di avere a disposizione un’arma così potente per il proprio benessere, ma negli ultimi anni la superstizione sembra aver preso il sopravvento, le attività di debunking anziché far tornare gli scettici sui propri passi hanno finito con l’alimentare i loro sospetti (secondo quello che viene definito effetto ritorno di fiamma, dall’inglese “backfire effect”) dato che le loro convinzioni non si basano su una deficienza di informazioni bensì su una sorta di incapacità ad assimilare una realtà diversa rispetto a quella considerata familiare. I miti sono duri a morire ed esistono diverse teorie sulla demistificazione e su come renderla efficace. Non si può sperare di ottenere risultati nel breve periodo ed è per questo che ora più che mai sono fiera di uno Stato che ha preso in mano le redini della situazione prima che questa sfuggisse di mano. Prevenire è meglio che curare.

 

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