“THE CHRONICLES OF PENATI”: LA BREVE STORIA DELL’AREA FALCK
Cominciamo con questo articolo quello che sarà un percorso in più fasi, volto a comprendere meglio la questione inerente al ”caso Penati”: guarderemo al ”succo” delle imputazioni, ma prima spiegheremo meglio il contesto e la realtà in cui si situano. In prima battuta ripercorreremo con un breve excursus storico le fasi che hanno portato alla dismissione dell’ex area Falck.
Il colosso siderurgico Falck è sorto nel 1906 come “Società Anonima Acciaierie e Ferriere Lombarde ” ad opera di Giorgio Enrico Falck e per molto tempo, assieme ad altre aziende storiche come la Breda, la Ercole e la Magneti Marelli, è stato uno dei fiori all’occhiello di Sesto San Giovanni e d’Italia.
Questa azienda, a partire dal primo dopoguerra, è stata una delle protagoniste della fase di ricostruzione e successivamente una delle “locomotive” del boom economico. Nel 1964 gli stabilimenti raggiunsero il loro massimo splendore con oltre 16 mila dipendenti all’attivo, quindi nel 1971 la Falck giunse all’apice, divenendo la maggiore impresa privata siderurgica sul territorio nazionale.
Tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli ‘80 le cose cominciano a cambiare: è l’inizio della lunga crisi: le responsabilità imputabili sia alla concorrenza straniera, sia all’indirizzo politico dell’epoca in materia d’investimenti industriali, (persuaso in quel periodo a sviluppare ed investire in altre regioni italiane) portano la Falck sull’orlo del baratro.
Nei successivi anni ‘90, l’azienda volge la sua attenzione su nuovi mercati, tra i quali quello delle energie rinnovabili (eolico, solare, etc…) che diventeranno successivamente, la principale attività dell’azienda.
Tutto il vecchio comparto viene lentamente abbandonato, sino ad arrivare al 1996, l’anno nel quale tutti gli impianti dell’area Falck vennero completamente smantellati.
CONTINUA CON IL DESTINO DELL’AREA FALCK NEGLI ANNI 2000
Arriviamo all’anno 2000, l’allora presidente della Società Calcistica Pro Sesto acquistò dalla famiglia Falk più di 1 milione di metri quadri contro una cifra di 400 miliardi del vecchio conio.
L’operazione era volta a trasformare e riqualificare la zona suddetta, da cimitero aziendale, in quartiere nuovo di zecca, composto interamente da uffici.
Purtroppo però, il progetto sfumò a causa del mancato appoggio bancario.
Deciso a non buttare l’investimento, la nuova proprietà tentò d’invertire la rotta optando per un nuovo quartiere residenziale, progetto che tuttavia era in contrasto con il piano regolatore della città. Questo contrasto, tra Comune e proprietà, innescò una diatriba tra le parti che si protrasse diversi anni senza giungere, infine a nessuna conclusione.
Nel 2005 l’immobiliarista Zunino acquistò l’area per 88 milioni di Euro, affidandosi all’esperienza del noto architetto Renzo Piano per rilanciare il progetto Falck, quindi dare nuova linfa all’area. Purtroppo anche questo tentativo di rilancio si concluse con un nulla di fatto, anzi dato il grosso indebitamento che Zunino aveva contratto con banche & affini, questi si vede costretto a rinunciare al progetto e vendere in blocco.
A fine 2010 la proprietà dell’area passa da Zunino a Coppola, il quale “in battuta“ rivende in toto l’area (oramai gran parte di proprietà della banche creditrici di Zunino) per 400 milioni di euro, alla cordata capeggiata da Bizzi “Sesto Immobiliare” che prevede per l’ex area Falck un ambizioso progetto di riqualificazione, al termine del quale si auspicano opportunità lavorative per più di 3 mila persone.
Questo in poche righe è un piccolo riassunto della storia dell’area Falck al centro di un indagine che vede coinvolti per concussione e corruzione diversi personaggi, tra i quali Filippo Penati.
La Procura della Repubblica di Monza, in questi giorni, sta ascoltando diverse persone nell’ambito dell’inchiesta ed in tal proposito ci riallacciamo all’attualità.
Prossimamente, vi parleremo di come il caso Penati sia arrivato a toccare anche la politica della nostra città e di come, al solito modo, i fatti arrivino a scadere nella misera polemica delle parti.
Rimanete sintonizzati con noi per il successivo episodio di “The Chronicles of Penati“.





E’ tutto un labirinto collegato al fallimento della Pro-Sesto calcio, un club storico che questi cari signori hanno fatto fallire. Hai tifosi e ai dipendenti non fregava niente di area industriali o di uffici o altro. Noi volevamo solamente continuare a seguire la nostra squadra. Sono anni che a Sesto si dicono queste cose e ho anche le prove http://sedialogando.wordpress.com/2010/07/10/fallimento-pro-sesto-tra-farsa-e-spioni/
http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=200755
Sono solo alcuni articoli per dimostrare che non dico s*****ate. I nomi su quegli articoli sono gli stessi che oggi sono imputati insieme al mio caro ex-sindaco e quel cane di di Leva. Vergognatevi di voi stessi, avete distrutto una squadra con quasi 100 anni di storia alle spalle.
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