UN SALUTO “ALLE GIRAFFE CON CARLOTTA” E… BENVENUTO “LOST IN GIRAFFE”: LA RUBRICA DEDICATA AL CINEMA CAMBIA PELLE

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In questi anni avete sempre seguito appassionatamente la nostra rubrica di cinema: Paderno 7 non può che essere più fiera dell’impegno della nostra associata Carlotta, ideatrice e curatrice dell’appuntamento che ogni Sabato ci ha saputo fare da guida tra le nuove uscite cinematografiche consigliando (e qualche volta sconsigliando) sempre film per tutti i gusti. Come ormai sapete, amiamo sperimentare e conoscere meglio tutte le nuove menti che incontriamo sul nostro cammino, soffermandoci più a lungo quando ne troviamo una valente. È ciò che è accaduto con il nostro nuovo associato Samuele: da oggi “Alle Giraffe con Carlotta” si trasforma in “Lost in Giraffe”, che continuerete a trovare sul nostro blog ogni Sabato alle 11.

A Carlotta il nostro immenso grazie e i migliori auguri. A Samuele un benvenuto e un grande in bocca al lupo per la nuova avventura all’interno della nostra associazione!

 

Ghost in the shell locandinaSabato 15/04: 14.30; 16.45; 19.00; 21.20; 23.40;
Domenica 16/04: 14.30; 16.45; 19.00; 21.20; 23.40;

Che cosa ci definisce? I nostri ricordi o le nostre azioni? Il Maggiore Mira Killian ha una mente umana in un corpo interamente costruito. Solo il suo spirito, il suo “ghost”, è sopravvissuto all’attentato terroristico e per salvarla è stato necessario installare il suo cervello in uno shell artificiale. Ciò ha fatto di lei l’unica della sua specie e, al tempo stesso, l’arma più distruttiva della Section 9, l’unità antiterrorismo cibernetico gestita dalla Hanka Robotics. Quando la sua sezione si troverà ad affrontare un nuovo nemico che punta a distruggere l’intera organizzazione, il Maggiore dovrà fare i conti con pericoli che vengono da fuori e dentro di sé.

Ghost in the shell di Rupert Sanders è un thriller poliziesco fantascientifico tratto dall’omonimo manga di Masamune Shirow, uscito per la prima volta nel 1989. L’ambientazione è un Giappone futuristico e cyberpunk e l’aria che si respira è simile a quella della Los Angeles di Strange Days o dell’Agglomerato del Nord di Nirvana. Tuttavia, non si incontrano né Ralph Fiennes, né Christopher Lambert in questa pellicola, ma una tostissima Scarlett Johansson che ormai ha svestito i panni dell’allegra e seducente ragazza più volte diretta da Woody Allen per calzare, in maniera convincente, quelli più aggressivi già indossati nella saga di The Avengers o come Lucy per Luc Besson. Il risultato sono 106 minuti d’azione particolarmente frenetica sorretti però da un’intricata trama che non fa correre il rischio di scambiare il nostro per un comune “hero movie”.

Lo stile narrativo è molto curato e il finale arriva davvero solo alla fine, dopo aver raccolto una per una tutte le tessere del puzzle con la dovuta pazienza e attenzione. Rupert Sanders è un regista non nuovo ai live action: il suo primo, e fino a pochi giorni fa, unico, film è stato Biancaneve e il cacciatore, una rivisitazione mediamente riuscita della favola disneyana vista in chiave “adventure”. In questa pellicola, comunque, il lavoro è più accurato e porta sullo schermo un prodotto moderno e di sicuro impatto, che tenta di non tradire troppo le sue origini. L’approccio filosofico della storia infatti non è assolutamente da sottovalutare. La relazione creatore/creatura, ad esempio, è alla base della diatriba interiore del Maggiore Scarlett Johansson perennemente tormentata da allucinazioni e incubi di un passato non ancora svelato. Questi momenti riflessivi, e una socratica ricerca di se stessi, sono l’eredità orientale del manga da cui questo lavoro prende il via.

Ovvio, siamo sicuramente lontani dagli anime usciti dallo stesso titolo, molto più introspettivi e ancor più psicologici, ma a un certo pubblico non dispiacerà aver ingranato la quarta su una storia abituata a viaggiare in seconda.

L’ultimo pensiero va alla tutina in latex indossata dal Maggiore durante le situazioni più pericolose. E cioè molto spesso. Solo Antonella Clerici a Sanremo 2010 aveva osato di più e noi quella della Scarlett ce la siamo vista e rivista in tutti i teaser e i trailer quasi fosse l’indumento il vero protagonista della pellicola. Ciò dunque ci porta alla questione più importante e cioè come sia mai possibile che in un futuro distopico in cui esseri umani roboticamente potenziati si trovano alle prese con una trama degna di Matrix o di Bourne’s Identity, la tecnologia sia arrivata a supporre che il colore più indicato per un’uniforme da combattimento sia il nude? Guardate il film e, vi prego, risolvete questo mio dubbio.

 

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