“UNO SGUARDO IN SALA”, IL FILM DEL WEEKEND: NELLA CASA

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Nella casaIl romanzo ha un’origine umile e pratica: nasce, infatti, come appendice dei giornali, nella veste di storie a puntate che venivano di volta in volta pubblicate per creare suspance e aumentare così le vendite dei numeri successivi.
Il nuovo film dell’enfante terrible François Ozon viene costruito proprio come un romanzo a puntate, ricreando la straordinaria forza di attrazione e quasi di dipendenza che questa forma letteraria ha da sempre provocato. Si riscoprono così le radici del processo di creazione narrativa, secondo l’assunto che «si scrive per il lettore», per assecondare il bisogno atavico dell’uomo di ascoltare storie.

Siamo in una cittadina francese, più precisamente al Liceo Flaubert: l’insegnante di lettere Germain (Fabrice Luchini) è demotivato dall’ignoranza e il disinteresse dei suoi alunni fino a quando non gli capita tra le mani il tema di un suo studente apparentemente timido e secchione, Claude (Ernst Umhauer). Egli racconta il suo Sabato trascorso a studiare insieme al compagno di classe Rapha, un normale ragazzo piccolo-borghese dalla casa perfetta e dalla famiglia invidiabile. Niente di straordinario dunque, a parte l’ottima padronanza di lessico, sintassi e punteggiatura. Ma c’è molto di più: il ragazzo ha una scrittura accattivante e riesce a creare una forte tensione narrativa introducendo il personaggio della femme fatale Esther (Emmanuelle Seigner), affascinante e annoiata madre dell’amico; per non parlare poi dell’insolita conclusione del tema, un ambiguo «continua». Germain non può che rimanerne colpito, e decide di aiutare il suo pupillo a sviluppare l’evidente propensione per la scrittura dandogli lezioni di narratologia e facendogli proseguire il suo tema, che si trasforma così in un realistico e appassionante romanzo a puntate, nonché in un gioco rischioso difficile da controllare. Realtà e finzione si intrecciano pericolosamente creando nel professore una vera e propria dipendenza, tanto da mettere a repentaglio la sua carriera e il rapporto con la moglie Jeanne (la brava Kristine Scott Thomas).

Tratto dalla pièce teatrale spagnola El chico de la ultima fila di Juan Mayorga, la pellicola è una sapiente e straniante fusione di commedia e thriller, satira e tragedia, con la quale Ozon si riconferma uno dei registi d’Oltralpe più interessanti e talentuosi. Egli mette in luce con abilità e finezza psicologica il morboso rapporto che si instaura tra i due personaggi, che vede l’insegnante sempre più succube del suo alunno cantastorie.

La vera forza del film sta nel racconto del processo di invenzione del romanzo: come fare a tenere vivo l’interesse del lettore, in che modo sviluppare la psicologia dei personaggi, quale finale trovare. Domande che ogni scrittore si pone, ma che a volte si insinuano talmente tanto nella vita reale da rischiare di sostituirla. In fondo, Ozon sta parlando proprio di se stesso, del suo essere regista e sceneggiatore; ma soprattutto, di come pensa e anticipa le reazioni del suo pubblico.
Contemporaneamente è messo in luce anche il piacere del proibito, dell’andare al di là dei limiti imposti dalle regole sociali e dal buon senso. Philippe Rombi compone una musica da thriller che parte nei momenti di lettura del tema, che si concludono sempre con un brusco e accattivante «continua»; gli insegnamenti di Hitchcock sono qui vivi più che mai.

L’intera pellicola può essere letta anche come una divertente satira dei cosiddetti radical chic, rappresentati dai coniugi Germain: lui, intellettuale con frustrate ambizioni letterarie e lei, a capo di una galleria di arte contemporanea che viene scambiata da tutti per un sexy shop data la natura ben poco “aulica” delle opere esposte. La coppia sfoggia un disinvolto umorismo alla Woody Allen, tanto che i due sono stati paragonati proprio al celebre regista newyorkese e all’inseparabile compagna Diane Keaton.
Non è risparmiato neanche il ceto della piccola borghesia, tramite la parodia di una coppia sposata che sembra uscita direttamente dagli Indifferenti di Moravia; ma questo è un bersaglio che il regista ha già colpito più volte.

La sceneggiatura dello stesso Ozon è brillante e dalla battuta mai scontata, così come un incalzante e sempre più cupo sviluppo della narrazione. Sta solo allo spettatore mettere insieme i tasselli di una storia che «continua» oltre il finale aperto del film, in un labirinto di storie possibili che aspettano solo di essere raccontate. Ma soprattutto, ascoltate.

TI CONSIGLIAMO DI VEDERLO?
Sì. Il film è un’appassionante e potente tragicommedia che riscopre la potenza della creazione letteraria e delle conseguenze estreme a cui può portare. Fine umorismo e ottima interpretazione del grande Luchini.

DOVE E QUANDO IN SALA NEL WEEK END:

Area Metropolis 2.0:
Sabato 27/4: 17.15; 19.15; 21.30;
Domenica 28/4: 15.15; 17.15;19.15; 21.15;

Apollo SpazioCinema Milano:
Sabato 27/4: 13.00; 15.30; 17.50; 20.15; 22.30;
Domenica 28/4: 13.00; 15.30; 17.50; 20.15; 22.30;

SE TI PIACE, UN ALTRO FILM DA RISCOPRIRE:
L’attimo fuggente, Peter Weir, 1989

 

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