“UNO SGUARDO IN SALA”, SPECIALE ANTEPRIMA: LA TEORIA DEL TUTTO

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La teoria del tuttoCinema Le Giraffe:
Sabato 18/01: 15.00; 17.20; 20.00; 22.30;
Domenica 19/01: 10.50; 15.00; 17.20; 20.00; 22.30;

Se c’è una cosa che non ci stiamo facendo mancare sui grandi schermi è la presenza di menti eccelse: dopo The Imitation Game, biopic sulla vita di Alan Turing, arriva La teoria del tutto di James Marsh a narrarci di Stephen Hawking. La storia è basata sul racconto biografico Verso l’infinito, scritto da Jane Hawking, moglie dell’astrofisico. Una pellicola che arriva nelle sale due anni dopo Hawking – Questa è la mia vita, documentario nel quale egli stesso si racconta.

Lei letterata, lui scienziato. Lei fervente cristiana, lui fervente cosmologo, la religione degli atei intelligenti. Jane (Felicity Jones) e Stephen (Eddy Redmayne) sono giovani, brillanti e hanno davanti un promettente futuro. Futuro che sembra diventare brevissimo quando a Stephen viene diagnosticata una malattia degenerativa che lo condannerà all’immobilità del corpo, ma non dell’intelletto. Inizia così una lotta contro il tempo: due anni, secondo i medici, per laurearsi, sposarsi e mettere su famiglia. Sarà proprio il tempo l’argomento del dottorato di Stephen, che segna l’inizio di una lunga carriera scientifica, destinata a rimanere nella storia.

James Marsh sceglie di mettere in primo piano le vicende personali e sentimentali dello scienziato, i cui successi accademici e professionali sono poco più che accennati, probabilmente decidendo di tener fede al racconto di Jane. Al centro della scena, infatti, ci sono sempre l’amore con Jane e la lotta contro la malattia, con i rispettivi mutamenti. Non mancano poi spunti di riflessione sul conflitto tra fede e ragione, quesiti esistenziali e l’importanza di combattere con determinazione per le proprie idee, al di là di ogni avversità. «Finchè c’è vita c’è speranza», dice Stephen a una sconfinata platea, perché anche quando tutto sembra perduto, ci sarà sempre qualcosa che possiamo fare, e con successo.

Il regista fa leva più su dialoghi ricchi di arguzia e attenzione ai particolari che su una narrazione originale: da questo punto di vista, il noto documentarista avrebbe potuto osare di più. Quello che rende questo film assolutamente da non perdere è la straordinaria interpretazione degli attori, in particolare quella di Eddy Redmayne. «Mi sono preparato allo specchio, per quattro mesi, facendomi filmare per potermi studiare» ha affermato «la sfida era rappresentare l’evoluzione del suo male: ho chiesto delle foto di Stephen ragazzo, ho incontrato malati di Sla, ho perso peso, giorno per giorno, lungo dieci mesi di lavoro». E i risultati si vedono.

TI CONSIGLIAMO DI VEDERLO?
Sì, vale la pena di vederlo solo per non perdersi l’interpretazione straordinaria degli attori protagonisti. Eddy Redmayne può puntare all’Oscar.

SE TI PIACE, UN ALTRO FILM DA RISCOPRIRE
Hawking – Questa è la mia vita, Stephen Finnigan, 2013

 

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