VARIANTE RE3 VIA ROMA/VIA DALLA CHIESA: FACCIAMO CHIAREZZA

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Variante Re3, l'area di Via Roma da Google Earth

Variante Re3, l’area di Via Roma da Google Earth

Negli ultimi giorni, quando ormai quasi tutti pregustavano il sapore delle meritate vacanze estive, è partito un singolare tiro al piccione nei confronti dell’Amministrazione comunale, rea di aver proposto al Consiglio Comunale l’approvazione della variante urbanistica denominata Re3. Stiamo parlando della proposta di trasferire la capacità edificatoria insistente sull’area privata sita in Via Roma, nei pressi del passaggio a livello e del fiume Seveso (un’area chiusa che quasi nessuno conosce e che, antistante la parrocchia, prosegue nascosta fino al cimitero di Via Camposanto), in un’area verde comunale localizzata in Via Generale Dalla Chiesa, scambiandola di proprietà con quest’ultima (la prima diventerebbe comunale, la seconda dei titolari della prima).

Per farla breve – soprattutto per tutti coloro che non sono soliti seguire per intero i lavori consiliari – si propone che chi ha il diritto di costruire sull’area di Via Roma (al momento non lo hanno ancora fatto, ma i proprietari ne hanno il pieno diritto) non lo faccia su quell’area in centro, ma lo faccia in un’altra area, quella comunale di Via Dalla Chiesa, cedendo la prima area al Comune in cambio della proprietà della seconda. Una specie di permuta, per intenderci.

Lo scopo di questa proposta, in sostanza, sarebbe quello di realizzare un parco nell’ampia area di Via Roma – dove attualmente, invece, si potrebbe e si dovrebbe costruire – che, attraverso un percorso ciclo-pedonale, colleghi il passaggio a livello all’area di parcheggio del cimitero di Paderno.

Perché tutto questo? Per diversi motivi importanti, senza dubbio alcuno.
1) Verrebbe ampliato il parco del Seveso, come da programma dell’Amministrazione comunale in carica, donando alla città un’area a parco in centro di cui nessuno è a conoscenza, che unirebbe due aree di estrema rilevanza, dalla stazione fino al cimitero (senza parlare della possibilità di utilizzare i parcheggi del cimitero per gli utenti della stazione).
2) Verrebbe evitata la costruzione di nuovi palazzi sulle sponde del Seveso, a fronte delle recenti inondazioni che hanno dimostrato gli evidenti problemi idrogeologici delle aree vicino al fiume (anche se, purtroppo, si tratta di un problema di cui ci si ricorda solo in occasione delle esondazioni).

Il “contro” di questa proposta sarebbe quello che, trattandosi di uno scambio, il Comune dovrebbe cedere una porzione di area verde, naturalmente di pari valore, per consentire ai proprietari dell’area di Via Roma di costruire ciò che legittimamente hanno diritto di costruire.

Questi sono i fatti, in breve. Nonostante, però, siano ormai moltissimi mesi che la Commissione Territorio comunale – di cui il sottoscritto fa parte e può, dunque, darne testimonianza – affronta questo tema, non si capisce il motivo per cui proprio ora alcune forze di opposizione in città si sveglino gridando slogan propagandistici quali “salviamo il parco di Via Dalla Chiesa” o “stop alla cementificazione”. Ancor più incomprensibili visto che in tutti questi mesi l’Assessore incaricato della partita, il Vicesindaco Bogani, abbia dato la massima disponibilità a ricevere osservazioni sulla proposta.

Facciamo una carrellata delle maggiori critiche che vengono ora sollevate, che vorrei qui permettermi di commentare proprio per dire perché, a mio giudizio, sono inconsistenti.
1) “Cementificate il suolo e costruite sull’area verde in Via Dalla Chiesa!”.
Calma. Qui il Comune non sottrae aree verdi alla città, ma ne sostituisce una con un’altra, perché ritenuta di più importante interesse per la comunità (l’area di Via Roma non lo è ancora, ma è come se fosse già costruita). Pensiamo, insomma, che avere un parco nel centro di Paderno sia molto più utile sia perché collega due importanti aree della città, finora incomunicabili, sia perché evita di costruire su aree pericolose come quelle situate sul Seveso. Non solo. L’area di Via Dalla Chiesa dove si andrebbe a costruire è ad oggi un’area verde non attrezzata, ovvero un’area verde che non è fruibile dai cittadini.
E certamente la mancanza di consumo di suolo è nei fatti perché altrimenti, con la nuova restrittiva legge regionale in vigore, non sarebbe stato possibile nemmeno considerare questa proposta.

2) “Perché gli avete consentito di costruire? Perché anzi gli avete aumentato la capacità edificatoria?”.
Facciamo un attimo chiarezza sulla vicenda. I proprietari dell’area in Via Roma hanno possibilità di costruire non da ora, ma dai primi anni ’90. Non solo. Le Amministrazioni di centrosinistra, Casati prima e Massetti poi, hanno confermato questo diritto edificatorio, così come è stato fatto nel PGT di qualche anno fa, perché non si può levare indenni e senza conseguenze un legittimo diritto a dei cittadini (perché di un diritto stiamo parlando).
Relativamente, invece, all’aumento di volumetria (ovvero capacità di costruire) che l’area ha subito, è bene chiarire che non c’è stato alcun intervento diretto su quell’area, ma una precisa scelta politica generale nel PGT dell’Amministrazione, riconfermata ed ancora in carica, che ha deciso di attribuire alle cosiddette “aree a servizi” (ovvero che hanno un interesse pubblico per il Comune) un indice di edificabilità pari allo 0,35. In soldoni, la domanda da farsi è questa: è corretto che chi possiede delle aree in cui il Comune non consente di costruire per preminenti interessi pubblici veda attribuirsi un’area totalmente inutile? Direi di no. Perciò, attribuendo una piccola capacità di edificare ai proprietari di queste aree, che potevano sviluppare ovviamente altrove, non solo si è compensato il sacrificio sopportato da questi cittadini, ma si facilitava il percorso di acquisizione di quelle aree da parte del Comune (“ti riconosco quella volumetria, se però mi cedi quell’area utile per i cittadini”).
Tutto questa spiegazione generale, per dire che la maggioranza delle aree di Via Roma era area a servizi e quindi ha visto attribuirsi questo indice edificatorio, oltre alla capacità già esistente, esattamente come è avvenuto per tutti i cittadini padernesi. Questo, appunto, consentirà di realizzare un preminente interesse pubblico come, in questo caso, l’ampliamento del parco del Seveso.

3) “Perché non gli avete dato un’altra area, ad esempio dismessa?”
È ovvio che la prima scelta, ove ci fosse stata, sarebbe stata quella di proporre in contropartita un’area dismessa. Ma c’è un piccolo particolare. Il Comune non è proprietario di aree dismesse. Quindi, avrebbe dovuto chiedere a un proprietario di area dismessa di intercedere dandola ai proprietari di Via Roma. Una soluzione che, oltre che estremamente complessa, è resa ancor più infattibile dal fatto che gli interessi edificatori dei proprietari delle aree dismesse non si intersecano con quelli dell’area di Via Roma. Non solo. Quando si fa uno scambio, lo scambio deve essere equo per entrambi, altrimenti una parte può legittimamente rifiutare. Secondo voi, a fronte di un’area quale quella che stiamo esaminando, chi avrebbe accettato un’area da riqualificare e quindi con ulteriori esborsi e problemi?
Ma c’è un ultimo particolare, politico. L’Assessore Bogani e la maggioranza in Commissione hanno più volte chiesto alle forze di opposizione di suggerire indicazioni di altre aree, visto che la scelta dell’Amministrazione si era orientata, per ragioni di concretezza, su quella di Via Dalla Chiesa ed un’altra sita alla fine di Via Grandi. Ma nessuna forza di opposizione è al momento riuscita a dare un’alternativa alla scelta che si sta proponendo ora. Forse perché non c’è.

Tutto ciò che avete letto è una semplice analisi dei fatti e delle scelte politiche che si possono compiere di fronte ad un problema. La questione, appunto, è che ci si può comportare in due modi di fronte ad una scelta da compiere. Gridando allo scandalo senza risolvere il problema oppure dando delle alternative fattibili. Al momento, l’unica alternativa fattibile che qualcuno abbia proposto è quella di cui vi ho parlato e di cui si sta parlando ormai da molto tempo. Altrimenti – e questo non lo dice nessuno – l’alternativa non sarà “teniamo tutto fermo”, ma vedere costruiti palazzi sulle sponde del Seveso. Cosa che sia maggioranza che opposizione, fortunatamente in sintonia, non si augurano.

 

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