VOLTI D’ITALIA 8.0, VITTORIO POZZO. “SE RIPENSO AI RADUNI DI QUELLA NAZIONALE NELLA MIA CITTA’, FACCIO FATICA A CREDERE IN TANTA MODESTIA”

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Vittorio Pozzo ritratto di Davide Delizi per Paderno 7 on AirPer il nostro appuntamento settimanale con la celebrazione del 150° Unità d’Italia, ci occuperemo oggi di uno sport che da sempre ha fatto emozionare, sognare, esultare milioni di Italiani e non: ci riferiamo al celebre giuoco del Calcio, ed in particolare ad uno dei suoi maggiori esponenti: Vittorio Pozzo, ad oggi uno dei più grandi allenatori di tutti tempi. Come sempre, ogni protagonista scelto da Paderno 7.0 sarà accompagnato da un ritratto originale dalla mano di un giovane artista padernese, Davide Delizi, in esclusiva per “Volti d’Italia“.

GLI ALBORI DEL CALCIO

Quello che molti ignorano sono le origini del calcio: di cui le cui prime tracce non provengono assolutamente dal vecchio continente. Per trovare i primi antenati del celebre sport, dobbiamo spostare la nostra attenzione ad oriente, in Cina per la precisione. Qui intorno al XXV secolo A.C. ci imbattiamo nello Tsu-Chu (letteralmente palla spinta con il piede) che consisteva nell’infilare una palla riempita di piume e capelli tra due canne di bambù, distanti tra loro una quarantina di centimetri. Il giuoco si diffuse in buona parte dell’Asia, tanto che alcune delle sue numerose varianti sono praticate ancora oggi in note nazioni del continente. In Europa il primo antenato del calcio lo troviamo in Grecia  intorno al IV secolo A.C.: si tratta dell’episciro, che diventerà harpastum nell’antica Roma, ossia una sfida a squadre simile al rugby, nella quale più che il giuoco in sè spicca la fisicità dei partecipanti. Dopo la caduta dell’impero, in epoca medievale vediamo nascere a Firenze il calcio storico fiorentinoattività ancora oggi praticata. Il giuoco vede sfidarsi i 4 rioni principali della città, che, contraddistinti per il colore della casacca (bianchi S.Spirito; rossi S.Maria Novella; azzurri S.Croce; verdi S.Giovanni) si misuravano in una sorta di evoluzione dell’episciro. Le differenze con l’antenato greco stanno, però, nell’organizzazione, quindi nella strategia del giuoco, nella quale si cominciano ad inserire degli arcaici concetti “tattici” abbastanza vicini agli odierni “schemi”.

LA RINASCITA IN INGHILTERRA, L’AVVENTO IN ITALIA

Dopo qualche secolo di messa al bando, ritroviamo quel giuoco, che per regole e dinamiche è del tutto simile al calcio moderno, nell’Inghilterra di metà ’800. Grazie alla sua diffusione nei College all’interno dell’impero inglese, in pochi anni si diffuse a macchia d’olio in tutto il Commonwelth. In Italia, sebbene Genova continui a mantenere la primogenitura con il Genoa Cricket and Athletic Club 1890 (l’attuale Genoa F.C.), troviamo la prima espressione di moderno club calcistico a Torino nel 1887 con la nascita del Football & Cricket Club di estrazione borghese, a cui ebbe seguito un paio di anni più tardi La squadra dei nobili, composta da diversi rampolli dell’aristocrazia dell’epoca. Le due associazioni si fusero nel 1891 dando vita all’Internazionale Football Club di Torino.Vista la rapida diffusione di questo sport, le società ginnaste dell’epoca, dopo aver steso ad Udine il primo regolamento che disciplinava le medesime regole per tutti i team, nel 1898 fondano la Federazione Italiana Football (F.I.F.). Il primo vero e proprio torneo nazionale viene però disputato un paio di anni prima nel 1896.

L’APPRODO AL CALCIO DI POZZO

Ma veniamo al nostro Vittorio. Il suo approccio al calcio avviene da studente a Torino, a cui seguiranno diverse esperienze europee, tra cui quella inglese che influirà decisamente sulla sua esperienza da allenatore. Rientrato in patria si stabilì a Torino, la sua città, dove militò fino al termine della carriera nella neonata Torino Football Club, che egli stesso contribuì a fondare. Terminata la carriera da calciatore professionista, Pozzo rimase nell’entourage del Torino, di cui ne assunse per un paio d’anni la direzione tecnica, quindi si dedicò anche all’attività di giornalista sportivo collaborando con varie testate, fino all’approdo a La Stampa con la quale rimase legato per tutta la vita.

LA PRIMA ESPERIENZA NELLA PRIMA NAZIONALE, DOPO IL SALTO

Il venticinquenne Vittorio Pozzo, già giornalista ed allenatore, ottenne un’impiego nella dirigenza della Pirelli con la previsione di una brillante carriera. Ma l’esperienza nell’azienda fu di breve durata: nemmeno dopo un anno di lavoro venne contattato per il ruolo di commissario tecnico della prima “nazionale” italiana. L’esordio contro la nazionale Austro-Ungarica in quel di Milano fu un successo, tanto che Pozzo dopo questa partita storica decise che partire dall’anno successivo, l’anno delle Olimpiadi di Stoccolma, avrebbe fatto cambiare la maglia, da bianca ad azzurra in onore dei Savoia. Purtroppo per Pozzo la nazionale “azzurra” alle tanto attese olimpiadi venne sconfitta al primo turno per 3-2 dalla Finlandia ai supplementari. Questo indusse Pozzo a dare le dimissioni e tornare in Pirelli.

L’ESPERIENZA IN GUERRA.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Vittorio Pozzo partì come tenente del corpo degli alpini; l’esperienza della trincea lo segnò molto, ma allo stesso tempo lo rafforzò nello spirito e nella disciplina. Valori come l’essenzialità, il rigore marziale e non ultima l’umiltà, da quel momento in poi lo accompagneranno nella sua esperienza, segnando in maniera decisiva tutta la sua vita d’allenatore.

I GRANDI SUCCESSI CON LA NAZIONALE

In previsione delle  Olimpiadi del 1924 Pozzo fu promosso nuovamente allenatore azzurro: questa volta riuscì ad approdare ai quarti di finale. Sebbbene il risultato non fosse del tutto scadente, Vittorio si presentò alla federazione nuovamente come dimissionario. Quindi sulla panchina azzurra si susseguirono Augusto Rangone e Carlo Carcano, che in entrambi i casi riportarono scarsi risultati. La FGCI decise perciò, alla fine degli anni venti, di richiamare per la terza voltaVittorio Pozzo in panchina. D’ allora e per i molti anni successivi,  si aprì per la nostra nazionale una vera e propria “età dell’oro”. Sebbene i metodi d’allenamento utilizzati da Pozzo fossero più da caserma che da team sportivo e grazie ad un paio di “marziani” che militavano in squadra ,che al tempo portavano il nome di Piola e Meazza, la nazionale italiana conquistò praticamente tutto nel decennio che sfociò nel secondo conflitto bellico, compresa la celebre “deuce” dei mondiali ’34 e ’38.

LA TRAGEDIA DEL TORO

Nel 1948 Vittorio Pozzo, dietro pressioni della Federcalcio, fu costretto alle dimissioni. Ma un’ultima straziante prova l’aspettò l’anno successivo. Il 4 Maggio 1949 alle 17:03, l’aeromobile con a bordo l’intera squadra del Grande Torino si schiantò sul monte Superga in una delle più grandi tragedie che lo sport possa ancora oggi ricordare. Le 31 persone a bordo persero tutte la vita e toccò a Vittorio Pozzo, che considerava quei campioni, che lui stesso aveva allenato, alla stregua di figli, lo straziante compito di riconoscerne i corpi. Questo sarà ricordato come l’ultimo atto pubblico di un simile grande uomo di sport.

ALLA FINE

Vittorio Pozzo dagli anni ’50 in poi si dedicò, oltre che al giornalismo sportivo, a ricoprire il ruolo di consulente per la FGCI, dando il suo contributo fondamentale alla creazione del polo tecnico di Coverciano. Morì nel 1968 a Torino. Il ritratto più bello di questo grande allenatore lo ritroviamo all’interno del libro di Giorgo Bocca, “Pozzo, Meazza e Piola. L’Italia a misura d’uomo”, citazione che sarà il giusto tributo per uno dei più grandi protagonisti del calcio della storia :

« Se ripenso ai raduni di quella nazionale nella mia città, a Cuneo, faccio fatica a credere in tanta modestia. La imponeva Vittorio Pozzo, un tipo di alpino e salesiano arrivato chissà come alla guida degli azzurri senza essere né un allenatore di professione né un burocrate dello sport ma semplicemente un piemontese risorgimentale ciecamente convinto delle virtù piemontesi. Uno di quelli per cui la parola sacra è “ël travai”».

Viva Vittorio Pozzo Viva l’Italia

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2 Risposte

  1. avatar Gianni

    05/05/2011, 03:19 pm

    A proposito di Genoa Cricket & Football club (l’ordine non è casuale, lo sport per “jellati” era il football allora, giocato tra l’altro nel quartiere Sampierdarena, quello che vedrà una delle sqaudre che fonderanno la Samp e mi sembra che Marassi fosse il campo di Cricket) sapete per caso che fine abbia fatto la squadra di Cricket del Genoa? So che da qualche anno è stata ricreata (maglia stupenda tra l’altro) ma nessuno ha saputo dirmi che fine ha fatto quella originale.

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